È l’inizio del 2017: da due anni ho iniziato a monitorare i lupi dell’alta val Taro e seguo un territorio molto ampio dove siamo riusciti ad individuare 5 coppie stabili.

Guido mi telefona una sera di marzo: “Dani ho visto i lupi in Riserva, ne ho visti due.”

Mi spiega il punto dal quale li ha osservati, io lo tempesto di domande: cosa facevano? Le code le tenevano dritte? Che impressioni ha avuto e molte altre, credo di averlo tenuto al telefono oltre 20 minuti.
Guido è il coordinatore della Riserva Naturale dei Ghirardi e uno dei fondatori di Io non ho paura del lupo oltre che un amico.

Sappiamo che ci sono dei lupi che gravitano nel territorio della Riserva, qualche avvistamento negli anni passati per i ritrovamento di segni di presenza e una fototrappola sistemata nel 2016 su una carcassa di un daino dove un lupo è andato per qualche istante dopo due mesi dal posizionamento.
Non ne sappiamo di più.

La mattina arrivo che è ancora buio, vado ad appostarmi dove mi ha indirizzato Guido.

Il binocolo incollato agli occhi per cercare di non farmi sfuggire nulla e con le prima luce del mattino li vedo esattamente dove li ha osservati Guido la sera prima.

Non è la prima volta che vedo dei lupi, ma ogni volta che ci riesco è come se fosse la prima volta perché sono ben consapevole che riuscirci (almeno per me) è molto difficile.

Sono in tre, lontani oltre 500 metri di distanza in linea d’aria.
Sono in una zona di cespugli.
Ho con me la macchina fotografica con un potente obbiettivo e nonostante la grande distanza e la poca luce faccio qualche scatto.

Due lupi sembrano avere un atteggiamento dominante, code ben dritte e atteggiamenti decisi e sicuri, sono vicini interagiscono tra loro e mi danno l’impressione di essere molto affiatati, ma anche di avere delle lievi anomalie nel loro aspetto.
La distanza non aiuta certo a valutarle, noto del bianco eccessivo sulle zampe anteriori e sul petto di uno dei due.

Il terzo più in disparte non mostra anomalie fenotipiche e resta impegnato a grattarsi tutto il tempo.
Poco dopo che li osservo i due partono sicuri verso il bosco dove purtroppo li perdo di vista, seguiti immediatamente dal terzo lupo, quello che si grattava.

Questo è stato il mio primo incontro con i lupi del branco della Riserva e dal marzo del 2017 abbiamo incominciato a monitorare anche quel territorio per cercare di scoprire il più possibile.

Alla femmina, pensando che i due lupi vicini fossero la coppia dominante, ho dato il nome “LaPina”: non è un bel lupo, con i colori tipici della specie e così ho pensato alla moglie del mitico Fantozzi.

Al maschio, in quel momento valutato più che altro per la stazza, ho dato il nome “Antonio” perché mi ha dato l’impressione di un lupo grosso e possente un “Marcantonio”.

I lupi della Riserva
La stazza di Antonio

Pensando alla presenza di una carcassa, visti i due avvistamenti consecutivi e la possibilità di osservazione da una distanza tale da non arrecare minimamente disturbo agli animali, sia io che Guido abbiamo tentato altre osservazioni la sera e i giorni seguenti senza però riuscire rivederli, ma si sa, i lupi sono come dei fantasmi davvero difficili da avvistare.

Tra un branco e l’altro e altre storie di lupi inizio le ricerche anche nella Riserva dei Ghirardi, la esploro in lungo e in largo alla ricerca di segni di presenza, e mi rendo conto che quel territorio è molto frequentato dai lupi.

Posiziono le video trappole ma con i lupi, e questo l’ho imparato bene, non puoi mai dare nulla per scontato né pensare di avere certezze.
Loro riescono molto bene a sorprenderti.
Per studiarli e capirci qualcosa ci vuole molta pazienza, molto molto tempo e costanza, e un buon numero di video trappole.

Ed è qui che nel 2017 eravamo deboli: poca attrezzatura e la poca già impegnata a monitorare un territorio molto vasto.
Bisogna aspettare, aspettare per raccogliere altri fondi e avere la disponibilità per i nuovi acquisti. 

Mi conosco molto bene e non resisto, acquisto una videotrappola di tasca mia per portarmi avanti e faccio bene perché iniziamo a raccogliere video e informazioni preziose sul branco.

Il branco della Riserva a fine primavera del 2017

Intanto la primavera lascia il posto all’estate quando, piuttosto presto per il periodo (siamo a fine giugno), fonti attendibili mi segnalano di avere sentito ululati spontanei di presunti cuccioli di lupo.

Dopo una presentazione a Borgotaro a parlare di lupi e video trappole, salgo in riserva per cercare di accertare le informazioni che hanno dato a me e a Guido e verificare la presenza di una cucciolata.

È una notte limpida e serena con la luna, emetto gli ululati di richiamo e al secondo ululato un concerto inconfondibile di guaiti stonati arriva proprio dalla direzione che ci hanno indicato.

Riposiziono una video trappola per cercare di scoprire quanti sono i cuccioli.

Ma riusciamo a riprendere solo gli adulti, e poco tempo dopo nemmeno più loro.

Deve essere successo qualcosa.

L’estate è molto calda e molto secca, i ruscelli e le pozze d’acqua sono quasi tutte asciutte e molto vicino alla zona da dove avevano risposto i cuccioli lavorano incessantemente con motoseghe per preparare e portare via la legna dal bosco.

Gli adulti ripresi vicino a dove hanno risposto i cuccioli e il rumore delle motoseghe

È molto probabile che il branco abbia spostato i cuccioli sia per assenza d’acqua, sia per il probabile disturbo causato dai lavori nel bosco e la costante presenza umana.

Se i lupi sono ancora all’interno della Riserva dobbiamo trovare dell’acqua, i cuccioli saranno li vicino.

Guido va a posizionare una video trappola nell’unica pozza con acqua a noi nota e io concentro le ricerche su un’altra zona della riserva risposizionando le video trappole.

E’ passato più di un mese decidiamo di ritentare un’altra emissione e i cuccioli ci rispondono ancora, ma da un altro versante.

Si sono spostati parecchio rispetto alla prima volta.

L’intuizione era giusta e finalmente le conferme arrivano con i video che riprendono almeno due cuccioli bere alla pozza.

I cuccioli ripresi nella pozza – Adulti e cuccioli nella pozza estate del 2017

La nuova zona della riserva monitorata è molto frequentata dai lupi, e acquisiamo molto materiale con passaggi frequenti del branco che nel 2017 è composto da almeno sei individui.

Il branco della Riserva con 5 di alemno 6 lupi presenti nel 2017

LaPina, ecco vi devo una spiegazione che finora ho tralasciato.

In realtà “LaPina” non è per niente brutta, anzi è una bellissima lupa, forse appena un po’ contrastata nei colori rispetto ai “canoni” della specie.

Il nome che le ho dato è stato un errore di valutazione.
Quasi certamente quel lupo che ho visto la prima volta in Riserva non era lei, di questo me ne sono reso conto non solo dai numerosi video che successivamente abbiamo acquisito ma anche da un incontro molto speciale.

Antonio insieme ad un lupo che pensavo essere la femmina dominante del branco della Riserva

Quando segui dei branchi di lupi, percorri i loro stessi sentieri, trovi le loro orme, gli escrementi, i resti dei loro pasti, li vedi e studi nei video che acquisiti dalle video trappole guardandoli e riguardandoli per non farti sfuggire nessun dettaglio, diventa difficile non essere coinvolto anche emotivamente.

Sono animali affascinanti forse proprio perché fanno di tutto per non essere visti dagli umani nei quali suscitano sempre forti emozioni.

Monitorare i lupi è davvero difficile, hanno territori molto vasti, decine di chilometri quadrati, sono molto elusivi, intelligenti, adattabili e possono cambiare abitudini se disturbati o se gli conviene.

Oltre ai video delle video trappole cerco, con una certa regolarità, di provare a osservarli direttamente.

Riuscire a vederli dal vero oltre ad essere per me emozionante è anche un modo per acquisire ulteriori e preziose informazioni per le attività di ricerca e monitoraggio.

Siamo arrivati al 2018, è un pomeriggio di fine marzo, il vento è teso e costante, una giornata limpida e serena.

Scelgo una posizione nuova per tentare di osservare direttamente qualcuno dei lupi del branco della Riserva.

Arrivo presto, è importante posizionarsi contro vento e rimanere fermi immobili e in silenzio il più a lungo possibile, minimo due ore, meglio tre o più.

Cammino per mezz’ora e scelgo una posizione ottimale dove ho una visuale davvero molto ampia ma sono costretto a cambiare posto perché da lì a qualche ora avrei avuto il sole contro.

Arrivo su un piccolo crinale un po’ sconfortato per aver perso tempo a risalire per trovare un’altra posizione vantaggiosa.

Il vento continua a tirare teso e fa freddo anche se siamo già in primavera.

Mi siedo ai piedi di una grossa rosa canina, sono vestito mimetico, con me ho la rete (una rete fogliata da mettersi davanti per camuffarsi e non essere percepiti visivamente dalla fauna), ho anche il cavalletto per la macchina fotografica, ma non ho tirato fuori niente.
Solo il binocolo e la macchina fotografica.

Non ho molte aspettative anche perché il cambio di posto mi ha costretto a una posizione con molta meno visuale.

Sulla mia sinistra a circa 200 m. un maschio di capriolo bruca tranquillo su un prato e davanti ma molto più lontani altri tre caprioli fanno lo stesso in altri prati.
Li osservo col binocolo.

Sono quasi le 18.30 sono seduto nella stessa posizione da quasi due ore e sono indolenzito.
Mi alzo lentamente e mi risiedo.
E lo sento forte, il capriolo scrocchia (l’abbaio viene emesso in caso di pericolo o per rimarcare la territorialità).

Lo cerco nel prato ma non lo vedo subito perché si è spostato di una cinquantina di metri è in allarme il pelo bianco dello specchio anale è sollevato e gonfio, guarda attento nella mia direzione.

Gli scatto qualche foto pensando: “impossibile che si sia accorto di me quando mi sono alzato, tanto vento e sono troppo distante da lui eppure è spaventato…”

Finisco questo pensiero quando con la coda dell’occhio vedo una schiena e una coda inconfondibili passare a non più di 30 metri davanti a me per poi sparire oltre il crinale che ho di fronte.

Aspetto quasi senza respirare e quella coda e schiena che avevo intravisto si materializzano proprio davanti a me sul crinale, ecco perchè il capriolo era spaventato.

Il lupo mi dà le spalle e guarda davanti è a circa 60 metri.

Metto la messa a fuoco manuale per riuscire fotografarlo e incredibile ci riesco!

Il lupo mi da le spalle.

Poi il lupo decide di venire proprio nella mia direzione, si avvicina è a 40 metri poi a 30 e io ho la messa a fuoco manuale e non capisco più niente, le foto sono tutte sfuocate perché dall’emozione non riesco a reimpostare l’autofocus.

Una delle tante fotografie sfuocate…

Sono lì, seduto davanti al lupo senza rete mimetica e con la macchina fotografica in mano: “mi vede, mi vede, adesso mi vede per forza merda merda”, questo è stato (circa) il mio pensiero, ma non per paura… anzi sì, per la paura che si accorgesse di me e si dileguasse alla velocità della luce.

Prendo una decisione: devo spegnere e riaccendere la macchina fotografica (l’autofocus si reimposta automaticamente), mi dico che una foto decente devo riuscire a farla perché non mi ricapiterà forse più di avere un lupo davanti a me così vicino.

Spengo e riaccendo.

Il lupo è sempre davanti a me, non ha sentito, il vento mi aiuta!

E’ attento e osserva verso il basso come se stesse cercando di percepire qualcosa.

Tolgo gli occhi dall’obbiettivo, lo osservo bene e mi rendo conto che quel lupo lo conosco e anche bene: è LaPina.

In quei momenti non so quante cose mi sono passate per la testa, le emozioni mi hanno travolto (infatti ho fatto oltre un centinaio di foto tutte sfuocate) per me vedere un lupo direttamente è sempre molto emozionante avere la fortuna di osservarne uno che conosci da oltre un anno ha sicuramente amplificato il tutto.

Sono immerso in questo turbinio di emozioni e la consapevolezza di avere davanti LaPina quando lei decisa si muove ancora proprio verso di me, arrivando vicinissima a circa 15 metri di distanza.

Mi guarda e io penso “cazzo adesso mi vede per forza”.

LaPina mi guarda senza vedermi.

E invece la lupa dominante del branco della Riserva non si è minimamente accorta della mia presenza, mi ha guardato, almeno io ho avuto quest’impressione, ma non mi ha visto, poi si è voltata e con calma si è allontanata tranquilla andando dritta davanti a me per scomparire oltre il crinale dal quale era comparsa.

Non so quanto tempo sia durato l’incontro, dei minuti (pochi eh…) ma a me sono sembrati interminabili ma nello stesso tempo sono volati via alla velocità della luce.

Ho aspettato seduto immobile altri 40 minuti almeno per essere sicuro che LaPina si fosse allontanata e non rischiare di essere visto.

Dopo questo bellissimo incontro ho riprovato molte altre volte nel corso del 2018 a tentare di osservare i lupi della Riserva ma ci sono riuscito solo un’altra volta ma solo per una frazione di secondo.

Stavo camminando per andare ad appostarmi e prima di arrivare dove volevo posizionarmi, un lupo (non sono riuscito a riconoscerlo) che molto probabilmente stava riposando e non mi ha sentito sopraggiungere, mi è partito a non più di 4 mt e si è dileguato alla velocità della luce.

Intanto le attività di ricerca e monitoraggio con video trappole e il percorso di transetti (percorsi prestabiliti) proseguono e durante i primi mesi del 2018 riprendiamo i lupi con molta regolarità.

Con l’inizio del nuovo anno da almeno i sei individui che nel 2017 componevano il branco riusciamo a riprenderne non più di tre insieme, ma i primi di marzo grazie a una nevicata ho seguito una pista su neve e i lupi erano quattro.

Entrati nel bosco si sono però divisi: tre sono rimasti insieme e uno si è separato.

Ho seguito la pista dei tre che sono passati davanti a una video trappola.

La tracciatura di quattro lupi su neve e il video dei tre che sono passati davanti alla videotrappola

Un video di aprile riprende Antonio, il maschio dominante con un evidente segno al collo e un gonfiore.
Probabilmente è finito con la testa in un laccio dal quale fortunatamente è riuscito a liberarsi.

Antonio con il collo gonfio e il segno di un laccio al collo

Il grande lupo della Riserva si è rimesso già nei giorni seguenti, ma a noi resta l’amaro in bocca perché purtroppo il bracconaggio sulla fauna in generale, e in particolare sul lupo, sono una piaga difficile da quantificare e combattere.

Da fine maggio grazie alla raccolta fondi alla quale in tanti hanno creduto siamo riusciti ad acquistare nuove video trappole e a potenziare il monitoraggio anche sul branco della Riserva.

Maggio è il mese nel quale nascono i cuccioli e le ricerche si sono concentrate per accertare le riproduzione del branco.

Ci vuole pazienza, aspettiamo di riprendere LaPina per vedere se sta allattando, ma i primi passaggi davanti alle nostre video trappole non ci permettono di capirlo.

I mesi passano e i video acquisiti non mi danno le risposte che cercavo così i primi di luglio cerchiamo di scoprire se Antonio e LaPina si sono riprodotti.

Emetto gli ululati di richiamo e i cuccioli rispondono, un’emissione di guaiti e ululati strozzati proviene concentrata da un punto molto vicino, e un ululato singolo da un crinale distante.

Li ho individuati, lo penso ne sono convinto e posiziono diverse videotrappole per cercare di riprenderli e capire quanti sono, dagli ululati mi sembravano tre.

Nei nuovi siti monitorati dei cuccioli nemmeno l’ombra e a dire il vero nemmeno degli adulti che continuo a riprendere sui soliti passaggi.

Qualcosa non torna.
I lupi, come l’anno precedente, potrebbero avere cambiato posto quindi ricolloco in altre zone alcune video-trappole.

Se i cuccioli ci sono con tutte quelle macchine in giro per la Riserva prima o poi li devo riprendere.

Invece niente… dai video che riprendono Antonio e LaPina in agosto e settembre accerto che la lupa non presenta segni di lattazione, non ho mai ripreso un cucciolo né un trasporto preda (gli adulti portano il cibo ai cuccioli).

Purtroppo non ho registrato l’audio della risposta che avevo erroneamente attribuito ai cuccioli per farla sentire ad altri esperti e avere un loro parere. Quello che è probabilmente successo è che la risposta che avevo attribuito ai cuccioli è stata emessa da lupi subadulti (i cuccioli nati nel 2017) che possono ululare emettendo guaiti.

In tutta onestà ancora adesso mentre scrivo e ripenso agli ululati che ho sentito quella sera faccio fatica a pensare che non fossero dei cuccioli, ma l’evidenza dei dati raccolti nei mesi successivi non lascia alcun dubbio.
I cuccioli non ci sono.

Dai tanti video registrati e dagli atteggiamenti che si leggono guardando i video quello che mi ha colpito è come Antonio e LaPina siano una coppia molto affiatata e unita.
I “lupi innamorati” scherzando mi piace definirli così.

In diversi video si aspettano e si cercano l’uno con l’altra, i guaiti di gioia quando si riuniscono e il gioco quando si incontrano.

Antonio e LaPina: i lupi innamorati.

Sino alla fine del 2018 e in questi primi due mesi del 2019 il branco è composto da Antonio e LaPina e da una giovane femmina probabilmente un cucciolo nato del 2017 che abbiamo ripreso insieme alla coppia dominante moltissime volte.

Non abbiamo mai ripreso più di tre lupi insieme anche se i primi mesi del 2018 e a gennaio 2019 abbiamo ripreso un altro lupo, un maschio da solo in tutte le occasioni.

È facilmente riconoscibile per due piccole macchie bianche rotonde che ha su entrambe le guance.

Potrebbe essere associato al branco visto che gravita nel loro territorio. Lo abbiamo chiamato Merlino. 

Merlino

Ecco questa è la storia del branco della Riserva fino ad oggi, febbraio 2019.

Il 2018 è stato un anno difficile da interpretare Antonio e LaPina mi hanno fatto davvero correre e posizionare e riposizionare video trappole, pensavo che ci fossero dei cuccioli e invece no… pazienza le ricerche continuano e una nuova stagione riproduttiva sta per iniziare e noi ci siamo, opertativi più che mai!