E’ notizia di oggi l’ennesimo lupo ucciso ed appeso in esposizione presso una fermata del bus nel Comune di Coriano, vicino Rimini.
Con quest’ultimo (che abbiamo deciso di non mostrarvi) sale vertigionosamente il bollettino dei lupi trucidati in questi ultimi mesi del 2017, anche se sarebbe meglio dire “esposti”, visto che il loro utilizzo principale è stato quello di “scuotere” in un modo opinabile l’opinione pubblica sul “reale” conflitto tra lupo e uomo.
Oggi però non vogliamo analizzare questo aspetto, in quanto la convivenza qui la raccontiamo quotidianamente, e quotidianamente la conoscono alcuni tra i nostri soci che il lavoro del pastore lo fanno ogni giorno, e seppur tra importanti sacrifici, riescono a proteggere stabilmente i loro animali ricordandoci che la convivenza è realtà.
Ci piacerebbe invece parlare di comunicazione, in quanto è impensabile che si continui a far finta che il conflitto sia soltanto un episodio isolato, o che sia composto esclusivamente da lupi uccisi nelle maniere più becere e messi in esposizione: la vera trappola non è soltanto il laccio d’acciaio che cattura il lupo, ma si cela sul filo della comunicazione.
Iniziamo proprio da questo ultimo episodio: i nostri centri abitati sono ormai pieni di telecamere di sorveglianza, autovelox, e chi più ne ha più ne metta.
Molto spesso si scoprono piccoli reati “risolti” grazie all’utilizzo di questi occhi elettronici costantemente puntanti sulla popolazione, ma ad oggi, con decine di reati a carico del lupo, risulta ancora praticamente nullo lo spazio riservato a delle dure condanne per i responsabili di questi atti, che vivono ancora di una impunità totale.
Che questo ultimo lupo ucciso sia l’occasione giusta per punire i responsabili e virare la rotta verso una gestione diversa di questi casi? Ci appelliamo quindi al Comune di Coriano e a Domenica Spinelli Sindaco di Coriano , alla Polizia Municipale di Riccione, Misano Adriatico e Coriano e ai Carabinieri Forestali affinchè possano mettere in campo tutte le risorse necessarie, non solo per punire davvero i responsabili, ma per diventare un simbolo di civiltà nei confronti di un problema importante.
Ancora, è stata la settimana nel quale è bastato parlare di un singolo caso di ibridazione riscontrata su un tampone eseguito su una carcassa predata, per trasformare nella testa di molti un intero branco di lupi in un gruppo di ibridi da eliminare, prole inclusa, facendo facilmente breccia tra chi purtroppo crede ad ogni cosa che legge su facebook, non preoccupandosi eccessivamente di approfondire le notizie.
E’ allora mai possibile che la comunicazione sul lupo sia continuamente esposta a colpi bassi che il più delle volte sono atti a screditarne la figura, vivendo di notizie frammentarie, e non ci sia modo di arginare il fenomeno?

D’altronde e’ lecito aspettarsi che siano i pastori a raccontarci dei problemi del gregge, ma allo stesso tempo ci aspettiamo che siano i biologici a raccontarci della genetica del lupo, e così via, lasciando ad ognuno il proprio ruolo e le proprie competenze.

In tutto questo dove sono le istituzioni?
E quando parliamo di istituzioni non ci riferiamo solo all’aspetto politico del caso, perchè purtroppo dalla politica nascono spesso fraintendimenti, ritrovandoci ancora ad ascoltare personaggi che raccontano, come se fosse una cosa reale, di lupi re-introdotti, ma ci riferiamo a quelle “istituzioni” che in questo momento storico il lupo lo rappresentano al meglio.

In primis i progetti LIFE dedicati al lupo, e di cui siamo grandi sostenitori, spesso con budget dedicati alla comunicazione, ma dal quale a volte ci piacerebbe vedere una maggiore partecipazione al dibattito in via ufficiale, specie nei casi in cui ci sia bisogno di intervenire in maniera trasversale sugli stessi canali dove le bufale si muovono più facilmente.
Chiaramente sappiamo bene che è impensabile dare seguito a tutte le notizie infondate che ogni giorno girano sul lupo e non è ciò che ci aspettiamo, ma quello che ci piacerebbe vedere è un racconto del grande carnivoro che sia più vicino al mondo “comune” e che non rimanga soltanto un episodio vissuto da un biologo che dopo qualche anno lo racconterà in una pubblicazione scientifica su un sito a pagamento per altri scienziati.
Se vogliamo veramente aiutare il lupo, siamo dell’opinione che bisogna avvicinarlo di più alla gente raccontandolo in maniera semplice ma precisa, eliminando questo velo di “esclusività” legata al mondo scientifico o pastorale.
Immagini, storie, lupi radiocollarati, nuovi e vecchi branchi, lupi nati e lupi uccisi sono tutte vicende reali che accadono in mezzo a noi, e solo facendo comprendere al meglio la loro esistenza, solo svestendola di quel velo di mistero che spesso per alcuni finisce per diventare “dubbio” potremo fare del bene ad un animale che in realtà affascina molto, ma sta, come molti altri abitanti del bosco, soltanto facendo la sua parte nell’ecosistema.
Così facendo si potrà portare la gente ad eliminare pensieri odiosi come “la reintroduzione” o le chiacchiere su questi famosi “soldi dei lupologi” di cui tanto si discute in pagine social “anti-lupo” e che di fatto probabilmente non esistono, visto che molti in questo ambiente vivono di una precarietà assoluta e grazie a questi progetti magari riescono a portare a casa per qualche anno uno stipendio che spesso stride con la loro grande preparazione universitaria.
Concludendo, forse questo sarà l’ennesimo appello buttato giù in un pomeriggio, quando la rabbia per l’ennesimo lupo appeso ci porta a scrivere, ma da qui ci piacerebbe ripartire, per fare comprendere l’importanza di tutto quello che c’era prima che questo ultimo esemplare ritrovato fosse ucciso, ma sopratutto per raccontare senza distinzioni quello che avviene nel bosco, in questo momento, quando i lupi iniziano la loro “giornata”.

#iononhopauradellupo

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