“Nessuno ha detto che sia facile, ma la convivenza con il lupo è possibile” è quanto dichiara “Io non ho paura del lupo” Associazione di promozione sociale attiva con un progetto di monitoraggio del lupo in Appennino e sulle Alpi e pre-Alpi Orientali, incluso il territorio dell’Altopiano, dove attraverso una rete di volontari già da qualche anno viene monitorata da vicino la vita del branco che si è insediato.

“Gettare benzina sul fuoco o fomentare di continuo la bufala del lupo portato da qualcuno non servirà a proteggere i propri animali; occorre un approccio costruttivo che metta tutte le parti interessate a dialogo, le istituzioni presenti in modo tangibile e veloce rispetto ai tempi della burocrazia e si inizi ad informare in maniera corretta ed equilibrata, smettendo di dipingere il lupo come un animale feroce che scorazza in Altopiano pronto ad uccidere qualsiasi cosa si muova.”

“Noi seguiamo questi animali in tutta italia da diversi anni e siamo dell’idea che il lupo, rispetto ad altri selvatici, necessiti di una comunicazione dedicata e precisa affinchè il suo ritorno venga fatto comprendere in maniera popolare da tutti i cittadini, ed in questo il mondo scientifico spesso non è stato capace di rispondere in maniera diretta, tenendo i dati delle ricerche nel ristretto circolo accademico e dimenticandosi di parlare alla gente.”

“Per questo ad esempio abbiamo realizzato alcuni video dedicati al ritorno del lupo nelle Alpi, con oltre 370mila visualizzazioni in pochi mesi, realizziamo incontri didattici per allevatori ed escursionisti e quanto prima chiederemo disponibilità al comune di Asiago di mettere a disposizione uno spazio per la nostra associazione dove portare l’esperienza di pastori, abitanti della montagna, cittadini e semplici appassionati che con il lupo hanno imparato a convivere e a non avere paura”.

“D’altronde non mi stupisce” continua l’associazione, “che la gente possa avere paura, senza comprendere come un animale, abituato a percorrere migliaia di chilometri alla ricerca di nuovi territori, abbia deciso di stabilirsi proprio a pochi passi da casa loro, ed è sacrosanto dare a tutti la possibilità di comprendere come questo sia allo stesso tempo un evento di enorme rilievo scientifico, ma sicuramente problematico se non affrontato in maniera corretta”.

“Dall’attività di monitoraggio abbiamo riscontrato la riproduzione di alcuni dei branchi che erano già presenti in Veneto lo scorso anno; ci sono anche degli indizi che fanno pensare alla presenza di nuove coppie, ma servono ancora delle conferme: non dimentichiamo che la stagione migliore per il monitoraggio, nelle aree alpine, rimane comunque l’inverno, grazie alla presenza (di norma) della neve” dichiara Enrico Ferraro, biologo e naturalista impegnato come volontario nel monitoraggio del lupo della Regione Veneto e membro del Gruppo Grandi Carnivori del CAI, collaboratore delle associazioni “Io non ho paura del lupo” e “Canislupus Italia”.  

“Abbiamo accertato la riproduzione del branco di Asiago anche per il 2018: si tratta del terzo evento riproduttivo, dopo quello del 2016 e del 2017.
In questo caso però i cuccioli inizialmente accertati sono addirittura 9, evento non unico nel suo genere, ma di certo non comune: per le Alpi vi era già un caso accertato in Piemonte, alcuni erano già stati registrati in Appennino.
E’ da ritenersi probabile, comunque, che non tutti questi cuccioli arriveranno a diventare adulti: in effetti nel lupo, come in molte altre specie, si riscontra un’alta mortalità nel primo anno di vita.
In ogni caso è da aspettarsi nel futuro un ulteriore incremento, anche esponenziale, dei branchi presenti nel nord-est delle Alpi Italiane”.

“E’ importante sottolineare” aggiunge l’associazione “che in questo periodo dell’anno il branco è alla sua massima composizione numerica, ma che con l’arrivo dell’inverno molti giovani abbandoneranno il branco grazie al naturale processo di dispersione allontanandosi dal territorio a volte anche per migliaia di chilometri, riportando la composizione del branco da circa 13-15 esemplari stimati durante l’Estate 2018, con i 9 cuccioli inclusi, a numeri più modesti, che mediamente possono contarsi sulle dita di una mano o poco più, e di certo lontani dalle orde di trenta, quaranta lupi che spesso si leggono sui social network”.

“Ricordiamo che il lupo non è mai stato reintrodotto in Italia” continua Ferraro, “i primi dati certi di presenza risalgono almeno al 2007, quando la presenza della specie viene accertata a Varena, in Trentino, attraverso i resti di un esemplare proveniente dalla Slovenia. 

Da lì in avanti i dati di presenza di singoli esemplari si fanno sempre più evidenti nel nord-est delle Alpi, fino alla formazione della prima coppia (2012) e poi branco (2013) di lupi nella Lessinia. 

E’ proprio in conseguenza della dispersione dei molti cuccioli nati nel branco della Lessinia (27 cuccioli dal 2013 al 2017) che si deve la formazione dei nuovi branchi del Veneto, a partire proprio dal 2016 con quello di Asiago e del Carega.”

“Ci sono poi indizi certi della presenza di altri esemplari di lupo nella parte meridionale dell’Altopiano, ma servirà ancora del tempo per capire se si tratti di singoli individui, di nuove coppie formate o addirittura di un nuovo branco”.  

Insomma difficilmente verrà arrestata la ricolonizzazione naturale del lupo delle Alpi di nord-est. 

Il problema con gli allevamenti permane, ed anzi è destinato ad aumentare nei prossimi anni.

“Gli abbattimenti tanto invocati, non saranno di certo la soluzione al problema: innanzitutto occorre ricordare che l’Italia deve rispettare la Direttiva Habitat, che è stata recepita attraverso il Regolamento D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 , e che vedono inserito il lupo fra le specie degli allegati II e IV della medesima Direttiva. 

In particolare all’allegato IV sono inserite le specie animali e vegetali che richiedono una protezione rigorosa: è fuori luogo citare il caso della Spagna e dei relativi abbattimenti, perché le popolazioni spagnole (quelle a nord del Duero, cioè quelle oggetto di prelievo) non sono inserite nell’allegato IV della medesima Direttiva ma nell’allegato V, che ricomprende le specie animali e vegetali il cui prelievo in natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione. 

Anche citare il caso della Francia potrebbe esser forviante, e per contro emblematico per come gli abbattimenti non siano la soluzione al problema lupo: il prelievo legale infatti si assesta attorno al 10% rispetto alla popolazione di lupi presente, ma la popolazione è in continua espansione numerica e di areale

Serve anche ricordare che l’articolo 16 della Direttiva, quello che permette di derogare al regime di protezione, e quindi di rendere possibili gli abbattimenti, non viene mai citato per intero, in particolare nella prima parte, che riporta “a condizione che non esista un’altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella sua area di ripartizione naturale”. 

“Questo non può nient’altro che significare come sia necessario in maniera preventiva adottare tutte le possibili misure di prevenzione, ed in estrema ratio potranno esser autorizzati degli abbattimenti, ma che non dovranno pregiudicare lo stato di conservazione soddisfacente della specie: ciò significa in parole povere che potrebbero anche esser effettuati degli abbattimenti, ma che probabilmente andrebbero ad interessare solo singoli soggetti, non certamente il contenimento della specie. “

Infine ultima nota rispetto alla Direttiva è quella relativa all’articolo 19, dove vengono riportate le procedure per arrivare ad una modifica degli allegati. 

Per quanto riguarda l’allegato IV tali modifiche sono adottate dal Consiglio, che delibera all’unanimità su proposta della Commissione: si intuisce come difficilmente si arriverà mai ad una modifica di questo allegato, in quanto una votazione unanime del Consiglio è molto improbabile.”

“Resta quindi un dato di fatto l’esigenza di imparare a convivere” dichiara Romito, “prendendo esempio da quei territori in Italia dove il lupo non è mai sparito, e ricordandosi che ad oggi è un animale presente, anche a densità decisamente più alte di quelle delle Alpi, in ogni regione d’Italia, isole escluse.

Un’ottimo esempio è la vicina Lessinia, dove ormai il lupo è stabile da oltre 6 anni e dove quest’anno, grazie a diverse iniziative, maggiore coscienza della presenza del predatore da parte di chi lavora in montagna, utilizzo di mezzi di protezione, le predazioni sono drasticamente calate, ritornando a livelli sicuramente più sopportabili degli scorsi anni”.

“La convivenza è dunque possibile, come dimostrano tanti pastori e allevatori che con orgoglio ogni giorno difendono, seppur tra grandi sacrifici, i propri animali sulle Alpi e sugli Appennini, e siamo dell’idea che il magnifico territorio dell’Altopiano, e in questo ci appelliamo a sindaci e istituzioni, possa essere un grande esempio per tutti di convivenza e progresso, nell’affrontare il rapporto con un animale affascinante, ma anche problematico, che fa parte della nostra cultura e della nostra storia”.

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