In Lessinia si è da poco conclusa la tradizionale stagione d’alpeggio 2018, una stagione che ha visto, per la prima volta dalla formazione del branco nato dall’incontro tra Slavc e Giulietta, un netto calo delle predazioni ai danni degli animali d’allevamento.”

Questo è quanto dichiara Francesco Romito, portavoce per conto dell’Associazione “Io non ho paura del lupo” da alcuni anni impegnata sul territorio della Lessinia con una attività di volontariato nella raccolta di dati sulla presenza del lupo e nella promozione del territorio.

“Nessun “miracolo” dietro questi numeri, ma un insieme di strategie ed eventi naturali che hanno favorito su diversi aspetti questo calo.”

“A fronte dei 91 eventi predatori del 2017, in cui hanno perso la vita 158 capi d’allevamento ad oggi, gli eventi predatori dall’inizio dell’anno sono 38, con una perdita di 87 capi, numeri sicuramente ancora importanti ma che segnano un trend in discesa che è riscontrabile ovunque il lupo sia arrivato e si sia stabilito, cioè quel lento processo di consapevolezza e messa in atto delle misure preventive da parte di chi opera in montagna”.

“D’altronde i nostri volontari anche quest’anno hanno potuto verificare che sono sempre di più le aziende che nel territorio della Lessinia hanno iniziato ad utilizzare recinti elettrificati e cani da guardiania, con ottimi risultati che in alcuni casi hanno fatto si che a chiusura d’alpeggio in molte zone critiche nessun animale sia stato predato dal lupo”.

“Un altro dato importante è che in molti hanno provveduto a proprie spese per l’acquisto di cani e reti, laddove le istituzioni a causa dei tempi burocratici, non sono riuscite a dare una risposta nell’immediato, segno dunque di una presa di coscienza sulla presenza del lupo, che nel tempo darà i frutti per una possibile convivenza”.

“Un altro dei motivi” continua Romito, “va ricercato nella composizione del branco della Lessinia, che quest’anno, per la prima volta rispetto al trend degli ultimi anni, ha dato vita ad una cucciolata composta da pochi esemplari”.

“Pochi cuccioli significa poche bocche da sfamare e quindi meno necessità di predare, sintomo probabilmente della non più giovane età degli esemplari dominanti Giulietta e Slavc, il maschio di ben 9 anni d’età, “importante” per un lupo nato e vissuto in natura, così come un altro fattore è da ricercare nella crescita del Cervo, sempre più presente rispetto al passato, specie nell’area centrale dell’altopiano e preda del lupo”.

“Il calo sulle predazioni è quindi dovuto a diversi fattori, umani e naturali, non c’è nessuna novità e nessuna ricetta miracolosa, se non quella che dal primo giorno viene proposta da esperti e associazioni, cioè quella di proteggere gli animali e investire sull’informazione e sulla prevenzione, invece che sperare in inutili abbattimenti legali che non servono a nulla, se non ad acuire gli animi e a disgregare la complessa struttura sociale del lupo” continua Romito.

“Per quanto riguarda il recente atto di bracconaggio, un atto vile e vigliacco che merita indagini severe e una condanna da parte di tutti, non ci ha purtroppo stupito, in quanto siamo convinti che sia stato solo un caso fortuito la segnalazione e il ritrovamento della carcassa del lupo ucciso lunedì pomeriggio, e che negli scorsi anni anche in Lessinia potrebbero esserci state delle uccisioni ai danni del grande predatore, così come d’altronde accade in tutta Italia dove nel silenzio e nell’ombra il bracconaggio sul lupo è stimato sui 300 esemplari l’anno, del quale però ne vengono rinvenuti meno del 5%.”

“Presumiamo quindi che ci sia la possibilità che questo caso di uccisione con arma da fuoco non sia il primo che accade in Lessinia, così come è noto il ritrovamento di un esemplare femmina uccisa in una maniera non ben chiara e rinvenuta durante l’estate del 2012 nella zona di Fosse.”

“Basti pensare che durante l’estate appena trascorsa abbiamo avuto modo di osservare per un lungo periodo proprio Slavc con una importante lesione ad una zampa che gli ha impedito di muoversi in maniera corretta.”

Sono molte le ipotesi possibili, colpo d’arma da fuoco, impatto con un veicolo o infortunio naturale, fatto sta che durante quel periodo tra Luglio e Agosto il capobranco ha avuto seria difficoltà di movimento e questo periodo è coinciso con il calo delle predazioni.

Ipotizziamo, anche se non ci sono riscontri scientifici certi, che l’infortunio del maschio alfa potrebbe anch’esso aver favorito il calo delle predazioni”.

“Concludendo” continua Romito, “Come associazione, tramite la nostra attività di volontariato continueremo a valorizzare il territorio e a raccogliere dati sulla presenza del lupo, mettendo a disposizione quanto da noi osservato al Parco e al Corpo dei Carabinieri Forestali di Bosco Chiesanuova, fiore all’occhiello del monitoraggio del lupo sulle Alpi e in Italia, che in questi anni, grazie ad un instancabile lavoro ha raccolto un’ enorme quantità di dati, facendo si che il branco della Lessinia sia tra i meglio seguiti e monitorati d’Europa.”

“La strada per la convivenza con il lupo è quindi iniziata da alcuni anni, anche se, come dimostrano i fatti, nessuno dice che sia facile e indolore. 

Per questo ci appelliamo ai Comuni della Lessinia, affinchè comprendano che la vera strada da seguire è quella della convivenza, smettendo di sperare in delle modifiche legislative che forse, faranno uccidere, stavolta in maniera legale, qualche lupo, ma che di fatto non cancelleranno la specie che continuerà ad espandersi in maniera naturale in tutto l’arco Alpino, fino a diventare, magari tra qualche anno, una presenza “normale” tra tutti i nostri boschi, come accade già in tantissime regioni d’Italia.”

Foto in evidenza di Enrico Ferraro

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