Giovedì scorso anche la nostra associazione, insieme a diverse altre è stata ascoltata dalla Seconda Commissione del Consiglio Regionale del Veneto riunita in audizione, circa il progetto di legge atto a ridurre i confini del Parco Naturale Regionale della Lessinia.

La discussione ha visto in gioco non solo le associazioni contro questa riduzione, ma anche tutti i sindaci della Lessinia che hanno espresso il loro parere positivo alla riduzione del territorio del Parco, facendosi portatori di una “volontà popolare del territorio” e ritrovando, nelle motivazioni di questa riperimetrazione la soluzione ad alcuni problemi: principalmente l’eccessiva presenza del cinghiale e la troppa burocrazia, che renderebbe per gli abitanti della Lessinia, “la vita impossibile all’interno del Parco”.

Alla luce di quanto ascoltato siamo assolutamente convinti che non solo quella di ridurre il Parco sia una mossa assolutamente controproducente per tutti, ma che ad oggi questa riperimetrazione non risolva in alcun modo i problemi della gente della Lessinia e che per assurdo, ci sia il rischio di acuirli.

Ma andiamo con ordine:

1. Problema Cinghiali.
La caccia al cinghiale si può fare anche dentro un Parco.
E’ già così in molti parchi italiani e in Veneto stesso, con personale formato a farlo.
Inoltre il Veneto è già fornito di un piano di gestione e controllo ai fini di eradicazione del Cinghiale.
Basterebbe applicarlo al territorio, come fatto nel caso del Parco dei Colli Euganei nel quale, nonostante sia anch’esso un Parco Regionale, si caccia il cinghiale.
Inoltre in Lessinia, considerata la natura dei territori dove si vuole aprire la caccia, basterà qualche giorno di attività venatoria affinchè i cinghiali si spostino in massa dall’esterno, all’interno dell’area protetta, devastando ulteriormente i preziosi pascoli dell’alta Lessinia e peggiorando ulteriormente la situazione.

2. Problema Burocrazia
Siamo d’accordo che l’eccessiva burocrazia sia un male: per questo basterebbe intervenire sul regolamento vecchio di 30 anni in modo da agevolare ed aggiornare eventuali procedure nell’ottica di migliorare la vita di chi vive dentro il Parco.
Non ha quindi alcun senso togliere un po di parco qui ed un po di parco lì al fine di snellire le procedure burocratiche.
Consideriamo poi che questo creerà ulteriori attriti con chi ancora si troverà a lavorare o vivere all’interno dei confini del Parco, dovendo sottostare ad una presunta burocrazia che lo renderà un abitante di “serie B” per il solo motivo di essere dentro l’area protetta.

3. Questione Caccia
Se questa riperimetrazione dovesse essere approvata si aprirà la caccia in alcune aree e nei pressi di famose contrade che da 30 anni sono protette e dove sono presenti sentieri, alcuni decisamente importanti come quelli del Vajo di Squaranto con un impatto devastante su una delle risorse più importanti per il territorio: il turismo.
Il Sabato e la Domenica ci si ritroverà, come ci raccontano i giornali, a rischio di essere impallinati, tanto più con la possibilità che, l’attività di eradicazione del cinghiale con armi di grosso calibro possa eventualmente essere portata avanti tutto l’anno, e non solo durante il periodo venatorio. Quando qualcuno si farà male chi ne risponderà?

4. Questione Lupi
Sembra incredibile ma in Consiglio Regionale, in merito a questa proposta si è parlato anche di lupi, e viene spontaneo pensare che qualche residente in Lessinia possa aver intuito che forse, riducendo la superficie del Parco si ridurrà anche la presenza del lupo.
Niente di più falso: il lupo non conosce confini istituzionali, ed impara presto a vivere sui territori battuti dai cacciatori. Il lupo esisterà quindi a prescindere dal Parco o meno.

5. Questione Turismo
Sembra assurdo ma in questo enorme dibattito manca una voce forte degli operatori turistici della Lessinia.
In un territorio per il quale il turismo è probabilmente il maggior introito, nonchè una speranza per un futuro sostenibile e moderno, l’idea di ridurre il Parco è un danno enorme non solo per le attività turistiche, ma per tutto il territorio che rischia di sembrare “poco attento alla conservazione della natura”.
Qualcuno ha detto che “solo chi vive in Lessinia ne può decidere le sorti”.
Eppure la grandissima maggioranza degli introiti turistici arrivano proprio da gente che non vive in Lessinia.
I soldi di chi sta fuori vanno bene, mentre le opinioni no?

6. Volontà Popolare
Da anni si ripete una filastrocca, si parla di “un parco calato dall’alto” così come di una volontà popolare secondo il quale in Lessinia nessuno vuole il Parco e la cosa migliore sia eliminarlo.
Come biasimarli: l’istituzione Parco attualmente è una specie di morto vivente, al quale la politica ormai da troppo tempo non destina fondi per il suo sviluppo. Questo però non va confuso con “il territorio del Parco” e la sua tutela: in Lessinia tanta gente lo vuole vedere valorizzato e sta facendo sentire anche in questi giorni la propria voce contro la riperimetrazione.
Agricoltori, pastori, gente che fa il formaggio e gente che fa cultura, turismo e ristorazione.
Sono sicuramente una minoranza, ma sono senza ombra di dubbio quella meglio informata.

7. Effetto Mediatico
Ridurre un parco nel 2020 è una mossa kamikaze per chiunque.
Tra crisi climatica, aria irrespirabile, incendi e PFAS non ci sono scuse: esso rappresenta un suicidio mediatico per il territorio che verrà tacciato di poca “tutela” a prescindere da come stiano realmente le cose.

8. Futuro della Lessinia ed effetti collaterali
Il futuro della Lessinia deve essere concertato da tutte le parti in causa.
Non può essere deciso esclusivamente da chi vive il territorio poichè l’istituzione stessa di un “Parco Regionale” garantisce che esso sia interesse, perlomeno di tutti i cittadini del Veneto ed è un diritto di tutti quello di chiederne la salvaguardia, sia esso su terreno pubblico o privato.
D’altronde in passato i fondi pubblici destinati al parco sono serviti a molti sul territorio ed è corretto che tutta l’opinione pubblica possa esprimere la propria opinione. 

Concludendo, comunque andrà questa proposta, un “effetto collaterale per chi non vuole il parco” è certo: è nata un’importante coscienza per la tutela e la salvaguardia del Parco della Lessinia che ha contagiato molti e che farà si che l’attenzione sul tema nel futuro diventi altissima.
Sempre più gente si sta interessando al territorio e al suo ecosistema umano e naturale.
Un sistema da valorizzare con un Parco integro e possibilmente riportato in vita dalle istituzioni che per molto tempo ne hanno dimenticato l’esistenza.

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