Seleziona una pagina
Foto di Gaetano Pimazzoni

Uno dei cuccioli del branco della Lessinia Orientale fotografato nel mese di ottobre. – (C) Alberto Saddi

Premessa: Ai fini della lettura di questo articolo occorre specificare che questa attività di monitoraggio si basa sull’interpretazione dei dati raccolti nell’indagine di una specie sicuramente complessa, per questo è necessario leggere questo articolo come un racconto di quello che abbiamo appreso e dedotto durante quest’ultimo anno, nello spirito che ha sempre distinto la nostra associazione, quello di comunicare il più possibile il ritorno del predatore, la sua vita, le vicende, le passioni e le problematiche che questo controverso animale ha riportato sulle montagne italiane.

A cominciare dalla fine del 2014 alcuni soggetti, poi confluiti anche nell’associazione Io non ho paura del lupo hanno iniziato ad indagare la presenza del lupo in Lessinia, il vasto altopiano che si estende dalla provincia di Vicenza a quella di Trento, con buona parte compresa all’interno della provincia di Verona.
Grazie ad una passione instancabile e ad un impegno costante, nel corso degli anni questi volontari hanno raccolto molte informazioni, maturando un’approfondita conoscenza del territorio e dei lupi che lo frequentano, continuando questa attività di indagine nel 2021, così come fatto già nel 2020 (qui l’approfondimento).

Il territorio della Lessinia rappresenta un esempio, non solo in quanto prima area del nord-est alpino a sperimentare il naturale ritorno del lupo, avvenuto nel 2012, ma sopratutto poiché è un luogo dove il conflitto con le attività zootecniche è molto marcato e dove l’accettazione del lupo è comunemente molto bassa.
Inoltre questo territorio, con le dovute differenze, rappresenta uno specchio della condizione di accettazione del lupo e delle conseguenti problematiche comuni a molti territori delle Alpi, dove l’impatto del predatore sulle attività zootecniche è molto importante.

Slavc & Giulietta: il branco della Lessinia

Questo celebre nucleo, di cui spesso vi abbiamo parlato, è nato dall’incontro del 2012 tra il lupo maschio di origine slovena denominato Slavc e dalla lupa, presumibilmente proveniente da occidente, ribattezzata Giulietta.
Esso si è riprodotto per la prima volta nel 2013, stabilendosi in gran parte dell’altopiano, in un’area stimata in circa 250km². (Cit. Life-Slowolf – Parco Naturale Regionale della Lessinia)
Questo nucleo di lupi è davvero importante, in quanto, attraverso le proprie riproduzioni ha contribuito in maniera decisiva al ripopolamento naturale delle Alpi Orientali attraverso la dispersione dei propri nati (cit. Marucco et al. Relazione tecnica, Progetto LIFE 12 NAT/IT/00080 WOLFALPS).
Da quello che abbiamo potuto osservare, fin dalla sua fondazione il maschio e la femmina alpha sono rimasti sempre Slavc & Giulietta, entrambi particolarmente riconoscibili ad un occhio esperto, esemplari la cui età è oggi stimata in oltre 12 anni di vita.
Durante il 2021 Slavc e Giulietta hanno portato a termine la loro nona riproduzione documentata.

I cinque cuccioli 2021 di Slavc & Giulietta accompagnati da un adulto, si muovono poco prima del tramonto.

di Alberto Saddi

All’inizio dell’estate la lupa femmina Giulietta, riconoscibile dal team di monitoraggio per alcune caratteristiche morfologiche, è stata osservata in diverse occasioni con i caratteristici segni delle mammelle in lattazione, inequivocabile conferma della presenza in tana dei cuccioli e dell’attività di allattamento dei nuovi nati.
Durante il mese di agosto 2021 siamo riusciti ad osservare in diverse occasioni almeno 5 nuovi nati del branco della Lessinia, che vanno a sommarsi al numero minimo di 6 animali adulti riscontrato durante il mese di agosto 2021.
Alla fine dell’estate, da quanto abbiamo potuto osservare direttamente, il branco di Slavc & Giulietta era quindi composto in totale da 11 esemplari, 6 lupi adulti e 5 cuccioli, anche se, dalle osservazioni effettuate nel mese di novembre e dicembre del 2021 è ipotizzabile che non tutti i cuccioli siano sopravvissuti durante i primi mesi di vita.

A partire dalla prima riproduzione, avvenuta nel 2013, fino al 2021, si stima che la lupa Giulietta abbia partorito in totale almeno 42 cuccioli in 9 anni, un dato di notevole rilevanza scientifica.

Il lupo maschio Slavc fotografato durante un raro incontro diretto mostra i caratteristici segni dell’età avanzata, stimata in oltre 11 anni – (C) Matteo Guardini

Branco della Lessinia Orientale - Foto di Gaetano Pimazzoni

Tre cuccioli del Branco della Lessinia Orientale inseguono un adulto del branco in attesa di cibo – (C) Gaetano Pimazzoni

Fada & Vajo: il branco della Lessinia Orientale

A cominciare dall’inverno 2018/2019 abbiamo potuto osservare, come già riportato nel nostro report (E.Ferraro, F.Romito, Distribuzione del lupo sulle Alpi e Prealpi Orientali – Dicembre 2019) la presenza costante di una coppia di lupi, un maschio e una femmina, presenti stabilmente nell’area della Lessinia Orientale.
Durante l’estate 2020 abbiamo potuto così accertare l’avvenuta prima riproduzione di questo nuovo nucleo, valutata in almeno 6 cuccioli.
I due esemplari dominanti sono stati ribattezzati Fada e Vajo.
Anche durante il 2021 il branco della Lessinia Orientale si è riprodotto, dando vita alla seconda riproduzione nota.
Durante la tarda primavera del 2021 un incontro diretto (foto a seguire) mostra la femmina dominante Fada con le mammelle evidenti, segno inequivocabile dell’avvenuto parto e della conseguente attività di allattamento dei cuccioli.
La data del parto stimata è riferibile alla prima metà del mese di maggio.

Foto di Gaetano Pimazzoni

“Fada” la femmina dominante del nucleo della Lessinia Orientale fotografata il 10 giugnoo con evidenti segni di lattazione. – (C) Francesco Romito

Successivamente, a partire dalla fine del mese di luglio abbiamo potuto osservare, sempre a debita distanza e con strumenti ottici adeguati, la vita del rendez-vous, l’area dove i lupi riposano e custodiscono i cuccioli, ed, in diversi avvistamenti, contare il numero di nuovi nati.
Il branco della Lessinia Orientale, ad agosto 2021 era quindi composto in totale da almeno 13 lupi, di cui almeno 8 cuccioli e 5 lupi adulti.

Ulteriori avvistamenti diretti effettuati durante la fine del 2021 fanno ipotizzare che i cuccioli nati nel branco della Lessinia Orientale possano essere in totale 9, portando così a 14 il numero di animali presenti alla fine dell’autunno, poco prima del tradizionale periodo della dispersione che porterà il branco a ridursi di numero.

Cinque cuccioli 2021 del branco della Lessinia Orientale giocano alle prime luci di un alba autunnale.

di Francesco Romito

Sull’origine di questi due lupi che hanno dato vita al branco della Lessinia Orientale abbiamo fatto molte ipotesi ed alcuni elementi raccolti fanno ipotizzare che la femmina possa essere una figlia di Slavc & Giulietta nata nel 2017 e che abbia raggiunto la maturità sessuale nel 2020, anno della prima riproduzione.
L’origine dell’esemplare maschio, riconoscibile per il manto leggermente più scuro ci è ignota e per entrambi solo le analisi genetiche svolte all’interno dei progetti istituzionali in atto potranno dare delle risposte certe.

Sia nel 2020 che nel 2021 abbiamo potuto documentare che il branco della Lessinia Orientale ha utilizzato per la custodia e la crescita della propria prole delle aree di rendez-vous storicamente utilizzate negli anni passati dal branco di Slavc e Giulietta (branco della Lessinia)

Dalle nostre osservazioni si ipotizza che il branco orientale attualmente frequenti un’area che è stata storicamente considerata all’interno dell’home-range di Slavc & Giulietta, lupi che a partire dai primi mesi del 2020 hanno apparentemente smesso di frequentarla, collocandosi in un possibile areale più contenuto rispetto al passato, situato principalmente nella zona centro-occidentale della Lessinia.
Il territorio offre comunque grande abbondanza di prede selvatiche e stagionalmente anche domestiche, sufficienti a sostenere entrambi i nuclei attualmente presenti. (cit. P.Selva – Ecologia alimentare del lupo in Lessinia)

Tre giovani esemplari riposano in attesa delle prime luci del sole, novembre 2021. – (C) Luca Signorini

Branco del Carega

Da diversi anni il territorio della Lessinia è certamente interessato dalla presenza di almeno un altro nucleo familiare, quello denominato Branco del Carega, che sembra frequentare l’area veneta in maniera marginale, restando al di fuori dell’altopiano e interessando certamente la zona di Giazza e i margini della Valle dei Ronchi.
Attraverso l’attività portata avanti dai nostri volontari è impossibile avere certezze su quale effettivamente sia l’areale frequentato da questo nucleo, e a tal proposito solo attente analisi genetiche e/o l’utilizzo di radio-collari in progetti istituzionali potrebbero risolvere i molti dubbi sull’effettivo areale di questo branco.
Esso, come abbiamo appreso dall’attività di monitoraggio portata avanti dalle istituzioni e da volontari esterni alla nostra associazione,  anche durante il 2021 si è riprodotto partorendo almeno 8 cuccioli che si vanno ad aggiungere ad almeno 5 lupi adulti, per un totale di 13 animali.

Altri lupi presenti

Nel limite delle osservazioni effettuate dai nostri volontari è dal fitto scambio di informazioni con altri attori del territorio interessati alla presenza del lupo, è presumibile che all’interno dell’area compresa tra la Valle dell’Adige e il Massiccio del Carega si possano sicuramente muovere altri lupi, stabili o in dispersione, così come è auspicabile, da quanto si è potuto osservare in contesti simili in relazione con la biologia della specie, la formazione nel breve periodo di nuovi branchi che vadano ad occupare aree adiacenti o anche parte del territorio.

Alcune osservazioni effettuate fanno ipotizzare che, nell’area nord-occidentale dell’Altopiano della Lessinia, a cavallo tra il Veneto e la Provincia di Trento sia certamente presente una nuova coppia o possibile nucleo, anche se, dai dati noti, non è stata riscontrata alcuna riproduzione.

Lupi rinvenuti senza vita

Per quanto concerne i lupi ritrovati morti, sia in territorio Veneto che in Provincia di Trento durante il 2021 sono numerosi gli esemplari rinvenuti senza vita, principalmente a causa di impatto con autoveicoli: è plausibile, anche se non esistono riscontri genetici resi pubblici, che alcuni di questi esemplari possano provenire dai branchi della Lessinia.
Pubblicheremo ulteriori dettagli non appena saranno resi noti dalle autorità competenti.

Un lupo si avvicina a dei bovini al pascolo durante le prime ore del giorno – (C) Alberto Saddi

L’impatto del lupo sulle attività zootecniche

La presenza del lupo in Lessinia colpisce in modo importante gli animali portati tradizionalmente al pascolo in quest’area durante il periodo estivo.
In particolare, fin dal proprio arrivo, i lupi hanno presto imparato a predare sopratutto i bovini giovani, prede facili e disponibili in abbondanza su tutto il territorio interessato, specialmente nel periodo che da Giugno si estende fino al mese di Ottobre.
Durante il 2021, nell’area della Lessinia Veneta si sono verificati in totale 108 eventi predatori , nei quali hanno perso la vita 213 animali d’allevamento (107 bovini, 8 asini, 9 alpaca/lama, 89 tra pecore e capre) mentre nella Lessinia Trentina hanno perso la vita 21 bovini (fonte Parco Naturale Regionale della Lessinia con dati forniti dal Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento).

Il forte impatto sociale e mediatico di questi eventi predatori influisce profondamente sull’accettazione della presenza del lupo, generando attriti e tensioni su scala regionale e nazionale.
Spesso, sui media si è parlato di un rischio indotto verso la perdita di biodiversità a causa della presenza del lupo; in particolare, secondo alcuni, la presenza del lupo nei territori alpini scoraggerebbe l’attività d’alpeggio, portando così alla chiusura di aziende che smetterebbero di portare al pascolo i propri animali per paura del predatore.
Inoltre questa perdita finirebbe per modificare il paesaggio, favorendo la scomparsa del pascolo in favore dell’avanzamento boschivo, in un lento processo che richiederebbe diverse decine di anni.
Abbiamo così cercato di approfondire questi aspetti analizzando i dati della Banca Dati Nazionale sulla presenza di animali al pascolo, sia in Lessinia veronese che trentina a partire dal 2008 e fino al 2020.
I dati sono relativi a tutti i codici malga Veneti ma teniamo presente che alcune malghe non hanno codice e pertanto non è possibile avere dati relativi ai capi alpeggiati.
Il Trentino a sua volta non utilizza una codificazione specifica per le malghe come il Veneto e pertanto non è possibile estrarre i codici di tutte le malghe.
Teniamo inoltre presente che una cosa sono i capi caricati in banca dati e un’altra i capi caricati realmente in malga: è possibile che questi dati siano sottostimati in quanto il numero di animali portati in alpeggio potrebbe essere maggiore.
Essi vanno considerati come dati parziali, ma sono altresì utili a farsi un’idea.

Se si analizzano i dati relativi agli animali portati in alpeggio in Lessinia veronese e trentina, in base ai soli dati disponibili che siamo riusciti a reperire, si evince come i numeri degli animali portati al pascolo sia sostanzialmente stabile dal 2010 in poi, con un calo di circa 1000 unità nel 2017, e nuovamente in salita dal 2018.
Nel 2019 e nel 2020 il numero degli animali in alpeggio è analogo ai dati registrati nel 2010 e nel 2011, periodo in cui il lupo in Lessinia non era ancora presente.

Analizzando invece l’impatto predatorio del lupo sugli animali al pascolo appare evidente come esso sia importante rispetto agli animali portati in alpeggio, colpendo, nel peggiore dei casi, fino al 3% degli animali al pascolo: nel 2020 ad esempio, per ogni 100 animali al pascolo, quasi 3 animali sono stati predati dal lupo.
Occorre però sottolineare alcuni aspetti: il primo è che sicuramente la sottostima nei dati disponibili sugli animali effettivamente presenti in alpeggio porterebbe queste percentuali ad abbassarsi, ma è anche vero che talvolta alcune predazioni non vengono denunciate, andando così a riequlibrare la stima in favore dei dati ottenuti.

Il secondo invece, ancora più importante, è che anche una perdita minima rappresenta un danno per l’allevatore sotto molteplici aspetti, cagionando ad esso un danno anche indiretto (es. riduzione nella produzione del latte) che non deve essere sottovalutato e che difficilmente può essere rimborsato.

Al 2021, sia in Veneto che in Provincia di Trento, tutti gli animali predati, siano essi imputati a lupo e/o canide vengono indennizzati economicamente, attraverso dei rimborsi conferiti all’allevatore che ha subito la perdita.
Al contrario di quanto accade in diverse regioni italiane, nelle aree alpine interessate le predazioni da selvatici vengono indennizzate economicamente dalle istituzioni anche la dove non è messo in atto alcun metodo di prevenzione.
Nel prossimo futuro è ipotizzabile che questo tipo di approccio venga abbandonato, indennizzando solo il danno subito la dove siano stati messi in atto strumenti di prevenzione del danno, considerato che le stesse istituzioni, attraverso bandi appositi, offrono alle aziende un concreto aiuto economico per munirsi dei necessari strumenti di prevenzione.

Nelle nostre ricerche non siamo riusciti a reperire dati sulle morti per altre cause durante il periodo d’alpeggio, (es. fulmini, malattie, infortuni) ma è importante sottolineare che essi si verificano durante la stagione d’alpeggio.
Analizzando i dati sulle predazioni si evince come i bovini siano la specie più colpita, sia perchè presente in maggioranza sul territorio, sia per il tipo di pascolo praticato che li distribuisce su ampie superfici.
Gli ovi-caprini come pecore e capre, nonostante una presenza ridotta sul territorio e un numero decisamente inferiore di singoli eventi predatori a proprio carico rappresenta comunque una categoria duramente colpita in quanto spesso, durante un singolo attacco a carico di un gregge, possono morire molti animali.
Concludendo, escludendo i singolari casi di predazione su altre specie domestiche come cani vaganti o alpaca, gli asini rappresentano la terza specie più predata dal lupo.

I resti di un bovino – (C) Francesco Romito

Metodi di prevenzione: non si è fatto ancora abbastanza.

Nel 2022 sono 10 anni di presenza del lupo in Lessinia e, nonostante una generica diffidenza, esistono casi di allevatori sia in Veneto che in Provincia di Trento che hanno applicato con successo, a spese proprie o tramite il supporto istituzionale, metodi di prevenzione.
Da alcuni anni abbiamo la fortuna di seguire da vicino l’operato dell’azienda Quelle del Baito che in Lessinia Veneta alleva oltre 120, tra capre e pecore, producendo un formaggio di grande qualità e utilizzando come principale mezzo di prevenzione i cani da guardiania insieme al ricovero notturno dentro un recinto fisso.
Durante questi anni si è creato un bel rapporto di fiducia e di scambio reciproco, sia per meglio farci comprendere quelle che sono le problematiche dell’allevamento in Lessinia, sia da parte nostra per consigliare l’azienda su come fronteggiare al meglio la presenza del lupo sul territorio.

Il 21 novembre 2021 si è conclusa la stagione d’alpeggio e l’azienda ha lasciato Malga Derocchetto dove gli animali erano presenti dal mese di maggio: in quasi sei mesi in malga non è stata registrata alcuna predazione ai danni di questa realtà, seppur il lupo sia presente in maniera massiccia sul territorio e il 2021 sia ad oggi il peggiore di sempre per quanto riguarda le predazioni in Lessinia.

Durante il mese di settembre si è potuto inoltre osservare dal vivo il lavoro dei cani da guardiania durante l’allontanamento di almeno due lupi adulti avvenuto alle prime ore del mattino, ad ulteriore conferma della validità dei cani da lavoro.
Inoltre durante i sei mesi trascorsi in malga non è stato registrato alcun problema particolare con i 6 cani da guardinia presenti in malga ai danni di persone o cani domestici, in un territorio dove il turismo è molto presente.
Solo 3 animali: un montone, un agnello ed una capretta sono scomparsi per cause non riconducibili direttamente al lupo ma per altri motivi, tra cui la morte per cause naturali del montone.
Ad oggi però non si è fatto ancora abbastanza per favorire la coesistenza con il lupo: da una parte allevatori che, senza fare troppo rumore, applicano mezzi di prevenzione, dall’alltra un rifiuto generalizzato di molti altri nell’applicare i metodi di prevenzione, nell’attesa che dall’alto arrivi una soluzione che elimini la presenza del lupo dal territorio.
Questa “eradicazione” è una soluzione inapplicabile per molti motivi, naturali, pratici e legislativi, e a nostro avviso essa rappresenta uno specchietto per allodole che continua ad illudere coloro che si rifiutano a priori di applicare mezzi di prevenzione.
Inoltre, occorre specificare che il prelievo sulla specie non riduce in maniera significativa le predazioni su domestici come dimostra l’esperienza di alcuni paesi europei che lo praticano da molti anni.
Anche un singolo evento predatorio può rappresentare infatti un danno importante per un’azienda, così come un singolo lupo può cagionare in determinate condizioni un profondo danno alle attività zootecniche.
Ad oggi, secondo il nostro punto di vista, l’unica via percorribile per far coesistere lupo e zootecnia sul territorio è quella dell’utilizzo dei mezzi di prevenzione del danno.

Vecchie e nuove generazioni di cani da guardiania a Malga Derocchetto (C) Francesco Romito

Conclusioni: quale futuro per il lupo in questo territorio?

Alla luce dell’altissimo numero di predazioni del 2021 ai danni degli animali d’allevamento il futuro del lupo in Lessinia appare complesso: da una parte si scontra con un diffuso rifiuto a causa della vocazione del territorio verso l’attività zootecnica e dal grande dissenso causato dalle predazioni sugli animali d’allevamento, dall’altra parte si conferma una presenza radicata e stabile che permarrà nel tempo e con la quale in un modo o nell’altro toccherà convivere.
Per questo dovrebbero essere principalmente le istituzioni ad agire in maniera più decisa, allo scopo di favorire la coesistenza tra lupo e attività umane.
Come associazione crediamo fermamente che per garantire ad entrambi un futuro sia necessario trovare e applicare soluzioni che mirino a ridurre il più possibile l’impatto sui domestici e a compensare congruamente e rapidamente eventuali perdite, oltre a favorire una corretta informazione su un tema che è spesso strumentalizzato.
La coesistenza è una strada necessaria e la prevenzione è un compromesso per percorrerla in sicurezza: forse non azzererà del tutto le predazioni, non sarà semplice, ma a nostro avviso tutti abbiamo il dovere di fare il possibile per percorrerla.
Che piaccia o meno Slavc, Giulietta e tutti i lupi nati dall’incontro di questa coppia, colonizzatrice delle Alpi Orientali, rappresentano qualcosa di importante per la specie e per l’uomo che convive con essa, per questo nel futuro sarà sempre più necessario creare informazione, cultura e iniziative dedicate alla coesistenza tra uomini e lupi.

Ringraziamenti

Un ringraziamento speciale per il lavoro svolto va al Comando dei Carabinieri Forestali di Bosco Chiesanuova, al Guardiaparco del Parco Naturale Regionale della Lessinia e alla Stazione di Ala del Corpo Forestale Trentino. Inoltre un caloroso ringraziamento va ai volontari della nostra associazione coinvolti nel monitoraggio sul territorio e a tutti coloro che hanno inviato segnalazioni alla nostra associazione.