Nelle aree montane e interne, a tenere in piedi territorio e paesaggio sono spesso aziende piccole e microimprese: superfici ridotte, pochi capi di bestiame, lavoro familiare. Sono realtà fondamentali per le comunità, ma anche le più vulnerabili quando entrano in gioco i conflitti con la fauna selvatica. Eppure, proprio queste aziende, molto spesso faticano ad accedere alle misure di sostegno perché bandi e meccanismi di accesso finiscono per favorire chi è più strutturato.
Per questo il bando straordinario attivato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito dello Sviluppo Rurale 2023–2027 (SRD04 – Azione 1) merita attenzione. Riguarda la prevenzione dei danni da fauna selvatica in senso ampio, ma introduce due elementi importanti. Il primo è l’accessibilità anche alle microimprese, un passaggio non scontato rispetto a molte misure che, nei fatti, le hanno penalizzate o rese più difficili da intercettare. Il secondo è l’impostazione.
È un bando sulla fauna in generale. Ma nelle priorità e nei criteri premia chi investe sulla prevenzione dei danni da lupo e sulle misure legate all’adozione di strumenti di prevenzione. Una scelta sensata: invece di distribuire risorse in modo generico, prova a farle arrivare dove servono di più e dove possono produrre un effetto concreto, sia sul piano dei danni sia su quello della coabitazione e della riduzione dei conflitti. In questo, l’Emilia-Romagna si muove in continuità con un approccio che negli anni ha puntato sempre più sulla prevenzione e su strumenti operativi per ridurre le criticità.
Di cosa si tratta
La dotazione è di 2 milioni di euro. Le aziende agricole (incluse le microimprese) possono presentare domanda fino a 30.000 euro per beneficiario, con contributo al 100% della spesa ammissibile. Anche questo punto è decisivo: la prevenzione efficace richiede interventi reali e continui e, per una piccola azienda, la possibilità di non dover cofinanziare o anticipare grandi somme può essere la differenza tra “si fa” e “si rinuncia”.
L’obiettivo pratico è rendere più difficile l’accesso della fauna a colture, allevamenti e punti sensibili, riducendo le occasioni di danno. Il bando finanzia, ad esempio:
– recinzioni fisse o mobili, anche elettrificate (con elettrificatori e sistemi di alimentazione);
– soluzioni di “virtual fencing”;
– acquisto di cani da guardiania;
– sistemi di dissuasione (acustici, luminosi o di altro tipo).
Un elemento che rende la misura davvero applicabile è che tra le spese ammissibili rientrano anche i costi di posa e la manodopera.
Uno degli aspetti più significativi del bando è l’apertura esplicita anche alle microimprese. Nelle aree montane, collinari e interne dell’Emilia-Romagna sono spesso proprio le aziende con pochi capi o superfici ridotte a svolgere un ruolo essenziale: presidio del territorio, manutenzione del paesaggio, continuità delle attività agricole. Allo stesso tempo, sono spesso le realtà più fragili dal punto di vista economico e quindi più esposte al rischio di chiusura quando aumentano costi e criticità.
L’inclusione delle microimprese in una misura finanziata al 100% è quindi un segnale importante: tutela la biodiversità, ma sostiene anche quel tessuto agricolo “minuto” che, soprattutto nei territori marginali, è strategico per tenere insieme comunità e paesaggi.
Prevenzione, supporto tecnico e informazione
Questo bando si inserisce in un quadro regionale più ampio che punta su prevenzione e supporto operativo. Oltre ai contributi, la Regione mette a disposizione anche assistenza tecnica dedicata per individuare i sistemi di difesa più adatti alle singole aziende, con un canale di contatto specifico.
Un invito a diffondere
Affinché questa opportunità non resti sulla carta, è fondamentale che l’informazione circoli. Invitiamo quindi amministratori locali, associazioni di categoria agricole, cooperative, tecnici e organizzazioni del territorio a darne la più ampia diffusione possibile, con un’attenzione particolare alle piccole realtà che oggi, finalmente, possono avere uno strumento più accessibile e più vicino alle esigenze reali. Se siete un Comune, una cooperativa, un tecnico o un’associazione, aiutate a far arrivare questa opportunità alle microimprese del vostro territorio: sono quelle che più facilmente rischiano di restare fuori, e quelle per cui questa misura può pesare di più.
In un contesto in cui il confronto sul tema fauna, e in particolare sui grandi carnivori, rischia spesso di polarizzarsi, misure come questa aiutano a riportare il discorso su un terreno più concreto: la coabitazione si costruisce con scelte pratiche, continuità e responsabilità condivisa. Investire in prevenzione e in informazione significa tutelare il lavoro delle aziende anche le più piccole e rendere i territori più preparati e meno esposti a paure e tensioni.
Un approccio pragmatico, che guarda al presente ma soprattutto al futuro dei nostri territori.
È un’opportunità concreta e, in un certo senso, anche una chiamata alla corresponsabilità: se la Regione investe in modo serio sulla prevenzione, ora tocca alle aziende zootecniche coglierla e attrezzarsi, perché la coesistenza si costruisce sul campo, non aspettando scorciatoie.

