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La coesistenza tra lupo ed attività umane non passa solo attraverso le buone pratiche di prevenzione messe in pratica dagli allevatori, ma anche attraverso le norme comportamentali che ogni frequentatore della montagna dovrebbe adottare quando incontra cani a guardia delle greggi.

Per meglio comprendere come rapportarsi a questi cani è però necessario comprendere come lavorano e quali sono le norme comportamentali che dobbiamo mettere in pratica quando li incontriamo sul nostro cammino.

I cani da guardiania sono grandi cani bianchi, spesso identificabili con la razza “pastore maremmano abruzzese” il cui compito è quello di sorvegliare e difendere il gregge o la mandria da qualsiasi minaccia, come i predatori.

Questa caratteristica fa parte del loro istinto naturale, il quale li porta ad identificare nel gregge da difendere la propria famiglia: essi infatti spesso nascono in stalla e da generazioni sono selezionati dai pastori per svolgere questo tipo di lavoro.

Questi cani sono animati da un forte spirito di indipendenza, sono coraggiosi ed autonomi nel prendere le proprie decisioni, ed è proprio questa caratteristica che garantisce loro la possibilità di proteggere il gregge 24 ore al giorno, in qualsiasi condizione, rappresentando per il pastore un aiuto fondamentale.

Quando degli estranei, siano essi animali o persone, si avvicinano al pascolo di cui sono custodi, essi entrano in azione, dirigendosi verso gli “intrusi” per avvisarli, spesso attraverso energici abbai, che quell’area è sottoposta al loro controllo e che non è il caso di avvicinarsi.

Quando questo accade, se i nostri comportamenti saranno quelli adeguati, sarà molto difficile che un cane da guardiania ci possa aggredire.

Le regole da seguire in questo momento sono semplici e vanno interpretate nell’ottica di ridurre qualsiasi confronto con essi:

– Se individuiamo a distanza i cani da guardiania non avvicinarsi e se possibile aggirare il pascolo.
– Se abbiamo cani al seguito tenerli al guinzaglio e non avvicinarsi.
– In caso di incontro restare fermi o indietreggiare lentamente.
– Non cercare di attraversare il gregge o la mandria.
– Evitare interazioni di qualsiasi tipo sia mostrando comportamenti aggressivi che amichevoli.
– Non dare cibo ai cani.
– Se si è in bicicletta fermarsi e scendere, muovendosi eventualmente con la bici a mano.

Più in generale lo scopo di questi comportamenti è di concedere a questi cani il tempo necessario per comprendere che per la loro “famiglia” noi non rappresentiamo una minaccia, che abbiamo compreso che loro sono a difesa di quell’area e che possono tornare tranquilli al loro gregge.

Una volta che i cani si saranno calmati possiamo riprendere il transito, seguendo sempre le opportune regole sopra citate.

Queste sono in realtà dei consigli pratici che devono essere interpretati di volta in volta, sapendo valutare quello che sta accadendo, comprendendo il comportamento dei cani e il luogo in cui ci si trova.

Non sono quindi delle regole infallibili ma rappresentano la maniera migliore di rapportarsi con questi animali, sempre più diffusi in tutta Italia, il cui utilizzo è consentito dal Regolamento di Polizia Veterinaria- art. 83 e dall’Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2013 che demanda alle realtà locali eventuali ulteriori regolamentazioni specifiche che qui non citiamo.

Ma perchè dobbiamo “sopportare” la presenza di questi cani durante le nostre escursioni?

Non solo perché i cani a custodia delle greggi sono indispensabili per evitare le predazioni agli allevatori che, non dimentichiamoci, stanno lavorando, ma anche perche la presenza ed il mantenimento del pascolo è molto importante per l’ambiente.

Esso è un’antica pratica di cui questi cani, vista la presenza del lupo, sono indirettamente i custodi, che non solo garantisce il benessere e la salvaguardia degli animali allevati, ma che permette di continuare ad ottenere prodotti tradizionali e sani dal gusto unico, contribuendo a mantenere un sempre più precario presidio umano in territori marginali.

Inoltre l’azione di pascolamento degli animali d’allevamento ha anche un ruolo fondamentale per mantenere habitat idonei per moltissime specie animali e vegetali che necessitano di aree aperte e prative che, come possiamo osservare facilmente in tantissime zone montane e collinari dove gli animali non pascolano più, sono invase molto rapidamente dal bosco, che ne modifica inevitabilmente il paesaggio, le visuali, ostruendo talvolta perfino le volte stellate che ci attirano sui crinali.

Il pascolo è quindi anche una pratica essenziale da preservare perché favorisce e mantiene la biodiversità, genera foraggio utile ad animali domestici e selvatici, creando una complessa catena trofica di cui beneficiamo tutti noi!

E’ dunque sempre più importante rispettare e diffondere queste norme di comportamento ed acquisire le giuste consapevolezze senza mai dimenticarci che tutti noi abbiamo la responsabilità di impegnarci a rispettare il lavoro di questi cani (e degli allevatori) che garantiscono, in maniera indiretta, un sottile equilibrio nel mantenimento della biodiversità montana, garantendo al lupo di restare sui nostri monti, al pastore di portare a casa tutti gli animali del proprio gregge e a noi di poter godere di prodotti sani e tradizionali, in un lavoro sinergico che affonda le proprie radici nei secoli passati e che dovrebbe essere valorizzato e rispettato anche a costo di cambiare sentiero.