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Dieci lupi rinvenuti senza vita in pochi giorni nel Parco d’Abruzzo: un crimine figlio di un clima di odio e disinformazione

giovedì 16 Aprile 2026

Apprendiamo con sgomento e indignazione quanto avvenuto nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dove in pochi giorni sono stati rinvenuti dieci lupi morti in due distinti episodi tra Alfedena e Pescasseroli, con elementi che fanno ipotizzare l’utilizzo di esche avvelenate.


A tutto il personale del Parco, impegnato quotidianamente nella tutela di uno dei contesti più importanti per la conservazione della biodiversità nel nostro Paese, esprimiamo quindi la nostra piena solidarietà e vicinanza di fronte a un fatto di eccezionale gravità che colpisce non solo il patrimonio faunistico, ma anche anni di lavoro sul territorio.

L’uccisione deliberata di dieci individui – uno dei peggiori casi mai registrati in Italia – rappresenta un atto criminale che appare pianificato e messo in atto con l’intento di colpire un’area simbolo della conservazione, dotata di un valore emblematico straordinario per la specie lupo. Limitarsi alla condanna formale del gesto sarebbe tuttavia insufficiente. Questo episodio si inserisce infatti in un contesto più ampio caratterizzato da un progressivo deterioramento della qualità del dibattito pubblico sul lupo e, più in generale, sui grandi carnivori.

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescente polarizzazione, ad una semplificazione estrema di fenomeni complessi e a una pressione costante per rivedere al ribasso gli strumenti di tutela della specie, culminata nel processo di declassamento dello status di protezione a livello europeo, recepito anche dal parlamento italiano. Questo recepimento non incide solo sul piano normativo formale, ma indebolisce anche il sistema sanzionatorio e la sua efficacia.

Questo episodio ci da inoltre l’occasione di sottolineare come in Italia persista ad oggi una profonda ipocrisia nella gestione del lupo: le Regioni, troppo spesso, scelgono di non intervenire nemmeno in quei rari casi in cui strumenti puntuali e rigorosi sarebbero necessari, riducendo il conflitto con le comunità e rispondendo in maniera chiara alle loro richieste. Al tempo stesso manca un piano di gestione nazionale, coerente e fondato su evidenze scientifiche: la specie resta così esposta ad oscillazioni continue, condizionate più dagli equilibri politici e dalle pressioni delle lobby che da una visione tecnico-scientifica di lungo periodo.

Il risultato è evidente: una specie iconica, simbolo della biodiversità italiana, salvata dall’orlo dell’estinzione degli anni ‘70 del secolo scorso ,oggi è di fatto gestita attraverso dinamiche illegali. Quanto accaduto non è quindi un evento isolato né imprevedibile, ma il prodotto diretto di questo contesto. Il dato dei dieci lupi morti assume quindi un valore che va ben oltre il singolo episodio. Indica una criticità sistemica e segnala un arretramento culturale rispetto ai progressi compiuti negli ultimi decenni in termini di convivenza e gestione basata su evidenze.

È indispensabile che le indagini in corso chiariscano rapidamente le responsabilità e che venga garantita un’azione di contrasto efficace all’uso di esche avvelenate, una delle pratiche più dannose e difficili da controllare. Anche il Parlamento italiano dovrebbe rispondere in questo senso, inasprendo le condanne per questi gesti barbari che non possono più appartenere alla nostra società.

Parallelamente, è necessario riportare il tema del lupo all’interno di un perimetro tecnico e scientifico, sottraendolo a logiche emergenziali e a narrazioni distorte che non trovano riscontro nella realtà, ma solo nelle arringhe politiche da social.
Eventi come questo non riguardano soltanto la conservazione di una singola specie, ma mettono in discussione la capacità complessiva del sistema di gestire il rapporto tra attività umane e fauna selvatica in modo razionale, informato e responsabile. Ignorare il segnale che arriva da questi dieci animali significherebbe accettare un progressivo indebolimento delle politiche di tutela e, con esse, della credibilità stessa delle istituzioni.

Foto Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Comunicato stampa ufficiale