Con l’approvazione definitiva da parte della Commissione Europea, il lupo è stato ufficialmente declassato da specie “rigorosamente protetta” a “protetta” nell’ambito della Direttiva Habitat. Una decisione che apre a numerose incertezze sul piano della gestione territoriale, del supporto alle attività agricole e dell’effettiva efficacia delle nuove misure.
Un cambio di status che non aiuta gli allevatori
“Il declassamento è stato promosso con l’intento di offrire agli Stati membri maggiore flessibilità nella gestione dei conflitti tra lupo e zootecnia.” – dichiara Daniele Ecotti, presidente dell’associazione Io non ho paura del lupo. “Tuttavia, l’esperienza maturata in diversi contesti europei dimostra che gli interventi di controllo non risolvono in modo strutturale le criticità sul territorio, specialmente in assenza di strategie integrate a lungo termine.”
Meno tutele, meno fondi per l’agricoltura
“Uno degli effetti più immediati e concreti sarà la riduzione dei fondi europei destinati alle misure di prevenzione e compensazione. Il lupo, considerato ora una specie meno prioritaria a livello comunitario, potrà beneficiare di un minor supporto finanziario, sia per gli strumenti di protezione degli allevamenti sia per gli indennizzi relativi agli attacchi. Questo rappresenta un potenziale danno economico per le stesse aziende agricole che si intende tutelare.”
Una decisione che crea aspettative irrealistiche
“Il declassamento rischia inoltre di generare false aspettative nelle comunità rurali: non si tratta infatti di una “licenza” automatica per abbattimenti o controlli generalizzati, che restano comunque subordinati a rigorosi criteri tecnici e autorizzazioni nazionali. In assenza di un vero piano di gestione, la pressione sugli enti locali aumenterà, lasciando agricoltori e amministratori con strumenti gestionali ancora frammentari.”
Assenza di un monitoraggio coordinato e crescita del bracconaggio
Un ulteriore elemento critico è la mancanza di un sistema di monitoraggio coordinato a livello europeo. Senza dati aggiornati, comparabili e trasparenti sulla distribuzione, consistenza e stato di conservazione delle popolazioni di lupo, le decisioni rischiano di basarsi su percezioni più che su evidenze.
In parallelo, in molti Paesi – Italia inclusa – il bracconaggio resta un fenomeno diffuso e poco contrastato, con episodi ricorrenti di uccisioni illegali e quasi sempre impunite.
Declassare la specie senza prima affrontare queste criticità significa indebolire ulteriormente ogni tentativo di gestione razionale, mandando in fumo decenni di sforzi e investimenti messi in campo per tutelare la specie e le stesse attività zootecniche.
Una sfida che richiede visione, non scorciatoie
Alla luce di quanto accaduto Io non ho paura del lupo continuerà ancora e più di prima a collaborare con istituzioni, allevatori e comunità locali per promuovere soluzioni concrete, fondate sulla ricerca di un equilibrio tra tutela della biodiversità e sostenibilità delle attività umane.
La coesistenza è una sfida complessa, che non si risolve con scorciatoie normative né voltando le spalle alla comunità scientifica. Servono strumenti efficaci, politiche basate sui dati e un impegno collettivo per costruire un futuro condiviso tra uomo e natura. Un futuro messo oggi nuovamente a rischio, nel presente e per le generazioni a venire.

