loader image

Il lupo in Francia supera i mille individui, ma la popolazione non cresce più

lunedì 09 Marzo 2026

lunedì 09 Marzo 2026

È stato pubblicato il nuovo rapporto Bilan annuel du suivi de la population de loups 2025 del network Loup-lynx coordinato dall’Office Français de la Biodiversité, che offre un quadro aggiornato sulla presenza del lupo in Francia. Nell’inverno 2024-2025 la popolazione è stimata tra 989 e 1.187 individui, con una media di 1.082 lupi, leggermente superiore alla stima dell’inverno precedente (circa 1.013 individui). I dati degli ultimi quattro anni indicano però una dinamica diversa rispetto al passato: la popolazione sembra essersi stabilizzata, con nascite che compensano le perdite ma senza una crescita significativa.

Uno degli indicatori più importanti riguarda la sopravvivenza della popolazione. Tra il 2019 e il 2025 il tasso medio di sopravvivenza annuale è stato del 66%, mentre nel periodo 2014-2018 era circa 72%. Gli autori del rapporto sottolineano che il 66% rappresenta una soglia critica, al di sotto della quale una popolazione può iniziare a diminuire. La riduzione della sopravvivenza è collegata soprattutto all’aumento degli abbattimenti legali.

I dati sulla mortalità confermano questa pressione. Tra novembre 2024 e ottobre 2025 sono stati trovati morti 282 lupi in Francia. La causa principale è rappresentata dagli abbattimenti legali, che costituiscono il 64,3% dei casi, seguiti dalle collisioni stradali con il 21,9%. Il bracconaggio rappresenta il 7,4%, mentre una piccola quota è attribuita ad altre cause o rimane indeterminata. Il rapporto ricorda inoltre che questi numeri sono sottostimati, perché molti animali morti non vengono mai ritrovati.

Dal punto di vista genetico, in Francia sono oggi presenti tre linee genetiche di lupo. La grande maggioranza appartiene alla linea italo-alpina, derivata dalla ricolonizzazione naturale proveniente dall’Italia. Sono però presenti anche individui della linea germano-polacca, provenienti dall’Europa centrale, e in misura molto rara della linea dinarica. Sono state documentate anche riproduzioni miste tra lupi italo-alpini e germano-polacchi, un fenomeno considerato positivo perché contribuisce ad aumentare la diversità genetica della popolazione.

Il rapporto segnala inoltre diverse novità territoriali. Nel 2025 è stata documentata la prima riproduzione in pianura nel Grand Est, nel dipartimento dell’Haute-Marne, con almeno sette cuccioli. È stata registrata anche la prima presenza di un lupo italo-alpino in Bretagna, mentre nel dipartimento della Lozère sono state confermate quattro nuovi branchi. Più in generale si osserva una presenza sempre più diffusa nel Massiccio Centrale e nella Francia occidentale, segno che il processo di colonizzazione continua.

Tutto questo è possibile grazie a una vasta rete di monitoraggio. Il network Loup-lynx conta oggi oltre 5.000 corrispondenti attivi su più di 6.000 persone formate. Solo nel 2025 sono stati formati 281 nuovi osservatori, e circa 1.000 persone hanno raccolto indizi sul campo, contribuendo alla raccolta dei dati utilizzati nel rapporto.

Nel complesso il documento evidenzia che la popolazione francese di lupi non è più in fase di crescita rapida, ma si trova in una condizione di fragile stabilità. Proprio il dato sulla sopravvivenza – fermo al 66%, cioè sulla soglia minima ritenuta compatibile con la stabilità della popolazione – suggerisce una riflessione importante: quando una popolazione si avvicina a questo limite, anche piccoli aumenti della mortalità possono avere effetti significativi nel medio periodo. In altre parole, la specie può apparire stabile nei numeri complessivi ma essere in realtà vicina a una soglia ecologica delicata, dove pressioni antropiche aggiuntive rischiano di compromettere gli equilibri raggiunti.

Alla luce del recente declassamento dello status di protezione del lupo a livello europeo, questi dati offrono anche un ulteriore spunto di riflessione. Il sistema di gestione francese, che già prevede quote di abbattimento e interventi mirati, è stato sviluppato all’interno del quadro normativo precedente, quando il lupo era ancora pienamente tutelato dalla Direttiva Habitat. Questo dimostra che strumenti di gestione e intervento esistevano già, e potevano essere applicati anche prima del cambiamento normativo europeo. Il vero nodo, come mostrano i dati, non è tanto la possibilità di intervenire quanto come bilanciare gestione e conservazione, evitando che l’aumento della mortalità spinga la popolazione oltre una soglia che potrebbe comprometterne la stabilità nel lungo periodo.

https://www.loupfrance.fr/suivi-du-loup/situation-du-loup-en-france/