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Foto di Daniele Nesci

Il lupo italiano “Mirco” ucciso in Austria: quando la gestione del lupo diventa propaganda politica invece che applicazione delle norme europee

martedì 23 Giugno 2026

Foto di Daniele Nesci

Io non ho paura del lupo, organizzazione impegnata da oltre dieci anni nella conservazione del lupo e nella riduzione del conflitto con le attività umane, desidera esprimere preoccupazione per l’abbattimento del lupo denominato Mirco, avvenuto nei giorni scorsi in Austria. 

Si trattava infatti di un esemplare proveniente dall’Italia, dotato di radiocollare satellitare nell’ambito di un progetto scientifico coordinato dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Sassari, inserito in un’attività di monitoraggio dedicata allo studio della dispersione dei giovani lupi, fase biologicamente fondamentale per comprendere dinamiche di espansione, colonizzazione di nuovi territori e connessioni genetiche tra popolazioni.

Nelle ultime ore sono però emersi elementi che rendono questa vicenda estremamente preoccupante. Secondo quanto dichiarato in una intervista concessa a Il Dolomiti dal professor Marco Apollonio, responsabile scientifico del progetto, il lupo abbattuto non sarebbe nemmeno l’esemplare oggetto dell’ordinanza emessa dalle autorità tirolesi il 2 giugno scorso, provvedimento giustificato da alcuni avvistamenti di un lupo nei pressi di abitazioni nel comune di Schlitters.

I dati del radio-collare mostrano infatti come in quella data, Mirco si trovasse ancora in provincia di Bolzano, non in territorio austriaco. 

Nei giorni successivi, una volta entrato in Tirolo, i ricercatori italiani avevano tempestivamente informato le autorità locali del suo arrivo e dei suoi spostamenti. Dati che mostrerebbero – secondo quanto dichiarato dal Prof. Apollonio nella sua intervista – come l’animale abbia attraversato l’area sopra Schlitters nelle ore notturne, intorno alle 2 del mattino, trascorrendo poi gli ultimi giorni in un’area montana compresa tra i 1.900 e i 2.100 metri di quota, lontano da qualsiasi centro abitato. Se questi elementi verranno confermati, ci troveremmo di fronte ad un abbattimento formalmente autorizzato sulla base di un presunto rischio specifico, ma eseguito su un individuo diverso, che non risulterebbe aver manifestato alcun comportamento problematico.

La vicenda assume contorni ancora più delicati considerando un ulteriore elemento: Mirco era dotato di radio-collare satellitare e, secondo quanto emerso, le autorità austriache erano state preventivamente informate del suo arrivo nell’ambito del progetto di monitoraggio scientifico. Un aspetto che impone di chiarire se informazioni condivise per finalità scientifiche e istituzionali possano essere state utilizzate, direttamente o indirettamente, per localizzare e abbattere proprio l’animale oggetto del progetto di ricerca. In altre parole: viene segnalato un lupo nei pressi di alcune abitazioni e si autorizza l’uccisione di un lupo, senza alcuna certezza che si tratti dello stesso individuo.

A questo si aggiunge un danno spesso ignorato nel dibattito pubblico. Mirco faceva parte di un progetto scientifico complesso e di lungo periodo, costruito attraverso mesi di preparazione, investimenti economici rilevanti, attività di cattura in sicurezza, installazione del radiocollare e successivo lavoro di raccolta e analisi dei dati. La sua uccisione non rappresenta soltanto un episodio discutibile sul piano gestionale, ma interrompe concretamente un’attività di ricerca scientifica di grande valore, costruita attraverso competenze, risorse pubbliche e cooperazione tra istituzioni italiane.

Da tempo osserviamo con crescente preoccupazione come in Austria la gestione del lupo stia seguendo una linea estremamente aggressiva, caratterizzata da abbattimenti autorizzati in circostanze spesso controverse e accompagnati da motivazioni che sollevano più di un dubbio sul piano tecnico. Il caso di Mirco rischia di rappresentare un precedente particolarmente grave. Non soltanto perché è stato abbattuto un animale coinvolto in un progetto scientifico internazionale, causando un danno concreto a un’attività di ricerca costruita con tempo, risorse economiche e lavoro specialistico, ma soprattutto perché emerge l’impressione di una gestione sempre meno fondata sull’analisi puntuale dei singoli casi e sempre più orientata verso interventi generalizzati.

La gestione dei grandi carnivori è un tema complesso. Può prevedere anche decisioni difficili, ma deve necessariamente basarsi su criteri rigorosi, evidenze tecniche, corretta identificazione degli individui coinvolti e proporzionalità degli interventi. Quando invece un lupo viene abbattuto semplicemente perché si è deciso che deve essere abbattuto un lupo, indipendentemente dalla reale identificazione dell’animale responsabile, non siamo più di fronte a una gestione seria della fauna selvatica. Per questa ragione riteniamo che quanto accaduto meriti una risposta istituzionale chiara.

Chiediamo alle autorità italiane, agli enti scientifici coinvolti e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di approfondire formalmente quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità, considerando che si tratta di un animale inserito in un progetto di ricerca italiano.

Parallelamente, ci muoveremo legalmente e porteremo il caso all’attenzione della Commissione europea affinché venga valutata la correttezza delle procedure adottate dalle autorità austriache nell’ambito delle deroghe previste dalla normativa europea, anche nell’ottica di valutare eventuali procedure di infrazione.

Se accettiamo che decisioni di questo tipo possano essere prese senza trasparenza, senza rigore tecnico e senza reale verifica dei presupposti, il rischio è quello di legittimare un approccio in cui la gestione della fauna selvatica smette di essere una questione scientifica e diventa semplicemente una scelta politica, avulsa da qualsiasi competenza tecnica.