Da qualche anno, in Europa, lupi, orsi e linci sono al centro di un accesso dibattito. Se ne parla molto, ma non sempre è chiaro cosa pensi al riguardo la maggior parte delle persone: siamo disposti ad accettare la presenza di questi animali ? Se sì, in che numero? E quali sono gli strumenti di gestione che riteniamo adeguati per controllarne eventualmente la diffusione?
Un interessante studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution, intitolato Europeans support large carnivore recovery while opposing both further population growth and hunting, ha provato a rispondere a queste domande, intervistando più di 10.800 persone in 23 Paesi dell’Unione Europea dove sono presenti grandi carnivori.Il sondaggio è stato costruito in modo da rappresentare sia uomini che donne, giovani e anziani, abitanti delle città e delle aree rurali. Le domande hanno riguardato la presenza di lupi, orsi e linci; la consistenza futura delle popolazioni di queste specie; la caccia e gli eventuali abbattimenti mirati di singoli animali che causano problemi. Gli europei vogliono i grandi carnivori, ma non che i lupi aumentino
Un risultato è chiaro: in tutti i Paesi interessati dal sondaggio la percentuale di chi accetta lupi, orsi e linci è più alta di chi si oppone alla loro presenza. La maggioranza delle persone, insomma, non sembra aver voglia di tornare all’epoca in cui i grandi carnivori venivano uccisi fino all’eradicazione.
Tuttavia, quando le domande riguardano la consistenza delle popolazioni future, cioè in sostanza il numero di questi animali che si è disposti a tollerare, emerge una sfumatura importante, soprattutto per quanto concerne il lupo. Nella maggior parte dei Paesi europei, l’aspettativa più diffusa è che le popolazioni di lupo rimangano più o meno stabili. Pochi chiedono aumenti significativi, mentre in alcuni Paesi, soprattutto del Nord Europa, sono in tanti a ritenere che il numero dei lupi dovrebbe diminuire, pur senza arrivare all’eradicazione.
Per la lince è diverso: in molti Paesi le persone sarebbero favorevoli ad accogliere sul territorio popolazioni più numerose. Per l’orso, invece, la questione di un aumento degli individui è più controversa e le opinioni variano significativamente da Stato a Stato.
No alla caccia e interventi mirati “solo se necessari”
Un altro aspetto chiave del sondaggio riguarda la caccia. Alla domanda se si è favorevoli o meno alla caccia di lupi, orsi e linci, in quasi tutti i Paesi europei la maggioranza delle persone si dichiara contraria. In generale, la caccia intesa come strumento ordinario di gestione trova scarso consenso.
Quando però le domande diventano più specifiche e riguardano singoli individui problematici – per esempio un orso che ha attaccato una persona o dei lupi responsabili di predazioni sul bestiame domestico – una parte della popolazione si mostra più disponibile ad accettare interventi mirati di abbattimento o rimozione. Ciò avviene soprattutto nei Paesi del Nord e dell’Est Europa, mentre nei Paesi mediterranei la maggioranza resta comunque poco disponibile ad accettare misure drastiche che comportano l’uccisione di singoli animali.
Nel complesso, il messaggio che emerge dal sondaggio è abbastanza chiaro: l’opinione pubblica europea è in larga parte contraria alla caccia ai grandi carnivori, ma riconosce che possano servire, in alcune situazioni particolari, interventi selettivi su specifici individui problematici.
Opinioni sulla caccia ai grandi carnivori (favorevoli, contrari, neutrali) – Extended Data Fig. 5, pag. 11
Oltre gli slogan: rurali e cittadini allineati
Uno dei risultati più interessanti dello studio è che la presunta spaccatura tra città e campagna, spesso evocata nel dibattito pubblico, è molto meno netta di quanto si creda. In diversi Paesi, gli abitanti dei centri urbani e delle aree rurali hanno opinioni tutto sommato simili sulla presenza dei grandi carnivori. In alcuni Stati il livello di accettazione è leggermente maggiore tra i cittadini, ma raramente si tratta di differenze significative.
Altri aspetti, invece, come l’età e il genere delle persone intervistate, sembrano contare di più. In media gli uomini sono più favorevoli alla caccia rispetto alle donne, mentre le persone anziane tendono più spesso a chiedere una riduzione del numero dei lupi e a dichiararsi meno entusiaste del loro recupero. Anche in questo caso, tuttavia, non mancano le eccezioni: in Grecia e in Svezia, ad esempio, gli anziani sono più favorevoli dei giovani alla presenza dei lupi.
Un altro dato che colpisce riguarda la mancanza di una posizione netta sull’argomento: una fetta molto ampia della popolazione si dichiara infatti neutrale o incerta. In molti Paesi almeno un terzo degli intervistati non ha una posizione chiara, e in alcuni casi questa percentuale è ancora più alta. La maggior parte delle persone, inoltre, non sembra disposta a mettersi in gioco attivamente per sostenere la propria posizione, qualunque essa sia.
Tutto ciò delinea una maggioranza che in linea generale sembra accettare la presenza di lupi, orsi e linci, senza essere tuttavia molto informata, senza avere una posizione rigida sull’argomento, né una gran voglia di mobilitarsi. In tale quadro, appare evidente come un’informazione corretta, basata su dati scientifici solidi e su un serio lavoro di comunicazione, possa fare la differenza.
Risultati importanti ma…
Dal nostro punto di vista, questo sondaggio fotografa una situazione particolarmente delicata.
Guardando in particolare al nostro Paese, l’assenza di dati aggiornati e omogenei e il ritardo nel riconoscere e gestire tempestivamente i casi, al momento rari, di individui realmente problematici, rischiano di influenzare negativamente l’opinione pubblica, spingendo sempre più persone verso l’intolleranza.
In questo momento storico, l’accettazione della presenza del lupo passa più che mai dal ruolo delle istituzioni. Se gli enti preposti non si assumono la responsabilità di monitorare in modo serio la specie, di intervenire con competenza e rapidità laddove si manifestano comportamenti anomali e di comunicare in modo chiaro con la cittadinanza, il consenso verso la presenza del lupo rischia di trasformarsi in ostilità, come già sta accadendo in alcune aree.
Per evitare una crescita incontrollata delle tensioni, occorre dunque ridurre il rischio di conflitti attraverso la prevenzione, affrontare in modo tempestivo e trasparente i casi critici, ascoltare le comunità locali, diffondere buone pratiche e conoscenze di base sul funzionamento degli ecosistemi e sulle conseguenze delle diverse scelte di gestione.
Per quanto ci riguarda, è proprio su questo fragile terreno che ci muoviamo ogni giorno, consapevoli tuttavia che il nostro impegno, da solo, non basta. Perché il quadro cambi davvero è necessario che la politica esca dall’immobilismo in cui si trincera da troppo tempo, assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità. Noi, come associazione impegnata da anni a perseguire questi obiettivi, continueremo a fare la nostra parte, lavorando a fianco delle comunità e chiedendo a gran voce che vengano messe in campo tutte le azioni necessarie per garantire la conservazione del lupo, oggi e per le future generazioni europee.
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Foto di Massimo Vettorazzi

