Continuo a seguire con attenzione le vicende di M49, tra proclami politici e una forte attenzione mediatica su entrambi i fronti. Uno scontro, spesso inutile, che non fa altro che acuire il clima già di per se compromesso e intriso di cattiva informazione.

Bisogna mettere in chiaro che ad oggi non esiste alcun “recinto” adatto ad un orso come M49, semplicemente perchè un orso nato e vissuto libero difficilmente potrà apprezzare per diversi decenni la totale privazione della sua libertà e dei suoi istinti vitali che del plantigrado rappresentano la vera essenza, spesso invisibile ai nostri occhi.

E’ importante specificarlo in quanto altre soluzioni, come il “trasloco” in un paese straniero paventato da alcune cariche istituzionali non solo appaiono assurde, ma rischiano di creare un ennesimo pericoloso precedente che non vogliamo: quello di vedere “traslocare” abitualmente orsi dal Trentino verso altri paesi europei che dell’orso ne fanno una gestione, tra le altre cose, che farebbe drizzare i capelli a coloro che inneggiano a tutti i costi alla libertà senza condizioni di M49, pure se questa fosse in Romania, Ungheria, Slovenia o Croazia.

A proposito di Slovenia, avete visto quanti orsi hanno abbattuto gli scorsi anni?
Si parla di diverse centinaia di esemplari, alimentati artificialmente presso i carnai e uccisi con quell’approccio “ludico” che talvolta avvilisce anche la caccia in altri contesti.

Certo, è indescrivibile quanto l’ultimo video di M49 sulla neve del Carega mi abbia davvero emozionato, avendo avuto la fortuna di conoscerlo attraverso le parole di chi era li presente, così come la notizia della sua ultima cattura mi abbia strappato più di qualche lacrima di rabbia, nutrendo la mia empatia con questo orso avventuriero, essenza dei boschi in un momento in cui noi eravamo condannati ad una prigionia forzata.

Però stamattina, leggendo gli ultimi commenti ho sentito davvero il bisogno di scrivere di getto queste righe pensando agli altri 80 orsi che qui in Trentino sono di casa e che non ricevono altrettanta attenzione e valorizzazione da parte di chi inneggia alla libertà di M49.

Sul serio, invece di leggere “boicotta il Trentino” mi piacerebbe sapere di gente che prenota la sua settimana di ferie (per quando si potrà) ad esempio al Parco Naturale Adamello Brenta, gioiello del Trentino occidentale che l’orso lo ha anche nel suo logo, che supporti le piccole realtà locali dei paesi di valle raccontando ai valligiani che in Trentino in vacanza c’è venuto perchè ci sono gli orsi, che riconosca il valore dell’intera popolazione di plantigradi e che si impegni in prima persona per far capire a chi con l’orso convive ogni giorno quanto questo sia un valore turistico che possa portare loro dei guadagni per vivere.

D’altronde la scorsa settimana anche la Regione Lazio, con la legge del 27 febbraio 2020 ha aumentato la densità venatoria nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dando la possibilità di accesso e attività anche ai cacciatori non residenti.

Una norma definita incostituzionale da moltissime associazioni che lede profondamente l’habitat di un altro orso, quello Marsicano che ad oggi si trova in uno stato di conservazione assolutamente precario, per non dire drammatico.
In questo caso però non ho visto alcuna indignazione sul web, solo qualche timido post che non ha avuto di certo l’attenzione sperata.

Lo stesso vale per DJ3, l’orsa figlia di Daniza e Joze rinchiusa al Casteller di Trento dal 2011 e con “colpe” decisamente minori di M49, e per il quale, in questi anni, non è importato nulla praticamente a nessuno.
A cosa serve tenere un’orsa per 9 anni rinchiusa in un recinto, con una prospettiva di vita anche di altri 20 anni?
Se avete una risposta sensata scrivetela nei commenti, perchè io davvero, non la trovo.

Sono però dell’idea che se dei tecnici, con competenze e qualifiche sul tema hanno deciso che quell’orsa non possa stare in libertà si debba rispettare questa scelta, senza lasciarsi andare a populismi, così come oggi preferiamo far scegliere il nostro futuro di convivenza con il covid19 ai virologi piuttosto che agli idraulici.

E’ importante però anche specificare che chi è demandato a prendere queste decisioni debba farsi carico di tutte le responsabilità del caso, pure se amare e difficili, come quella di abbattere eventuali animali definiti problematici se il piano di gestione prevede questa possibilità, piuttosto che condannarli a vita in una gabbia per non scontentare nessuno dei telespettatori, così come ad esempio raccontarci perchè un orso come M49 è diventato attratto dalle malghe e cosa fare affinchè questo non accada più.

Concludendo, e mettendo da parte il totale disastro politico e di comunicazione sulla vicenda da parte della Provincia di Trento del quale abbiamo già parlato, mi piacerebbe che tutti abbandonassimo un pò di ipocrisia comprendendo davvero il valore di questa popolazione di orso che rappresenta un valore inestimabile del quale ci ricordiamo solo quando dobbiamo riempirci la bocca di odio verso chi si trova a gestirla e avere il potere di immaginarla con una diffusione capillare in tutto l’arco alpino piuttosto che in una fetta ristretta di Trentino.

A me gli orsi piacciono liberi e così me li immagino sulle pareti rocciose del Brenta a scalare con grande agilità illuminati dai raggi di un’alba estiva, ma per garantire loro la salvaguardia è necessario cominciare a ragionare in termini di popolazione piuttosto che focalizzarsi sul singolo individuo, valorizzando questa attraverso i nostri comportamenti come cittadini e promuovendo una cultura di convivenza che possa mettere tutti in grado di prendere le scelte migliori senza abbandonarsi alle barricate culturali che ci mettono l’uno contro l’altro e che finiscono per fare del male solo a loro, i magnifici orsi che vivono nei nostri boschi.Foto in testata di Luca Signori

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