Negli anni 70 del secolo scorso in Italia erano sopravvissuti davvero pochi lupi (si stima tra i 100 e 200 esemplari ), mentre all’inizio del 1900 il lupo era largamente presente in tutto il paese anche in Sicilia.

Perchè questa drastica diminuzione?

Il lupo fino agli anni 70 del secolo scorso era animale cacciabile e ritenuto specie particolarmente nociva.
La caccia ai “nocivi” era praticata anche con l’utilizzo di trappole e bocconi avvelenati, inoltre l ’intensa attività agricola e d’allevamento, oltre alla caccia, avevano portato alla quasi totale sparizione di habitat e di ungulati selvatici (naturali prede del lupo).

Cosa è successo allora?

Succede che In Italia, nel 1971 è stato approvato un D.M. con validità biennale che prevedeva il divieto d’esercizio venatorio sul lupo su tutto il territorio nazionale. Nel 1973 è stato rinnovato da un altro D.M. a validità triennale. Nel 1976 segue un altro D.M. che approva la protezione totale e proibisce l’uso dei bocconi avvelenati. La legge per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio 968 del 1977 e la successiva 157/1992 inserisce il lupo nelle specie “particolarmente protette”. Questa condizione è stata definitivamente ribadita dal D.P.R. n°357/1997 che attua la cosiddetta direttiva “Habitat” comunitaria 92/43/CEE.

Ma succedono anche altre cose: il progressivo ed inesorabile spopolamento umano delle campagne e montagne, il ripopolamento di ungulati anche con finalità venatorie, insomma una trasformazione del paese dove i boschi si sono ripresi gran parte delle zone che un tempo venivano coltivate e pascolate. Si sono cioè verificate le condizioni ideali per la ripresa e un considerevole aumento della fauna che ha trovato un habitat ideale.
Sono aumentate le prede naturali del lupo (cinghiali, caprioli, daini e cervi) e quindi sono aumentati anche i lupi.

Come hanno fatto questi lupi che negli anni 70 erano presenti solo in centro e sud Italia ad essere presenti oggi in maniera così diffusa?

Il lupo vive in branchi, ovvero nuclei familiari, i giovani quando raggiungono la maturità sessuale verso i due anni di vita, lasciano il branco d’origine alla ricerca di un nuovo territorio libero e di un compagno di sesso opposto con cui formare un nuovo branco.
I giovani lupi possono percorrere centinaia a volte migliaia di km.

Questo meccanismo di chiama DISPERSIONE ed è una strategia riproduttiva di questo predatore per evitare consanguineità.

Ricapitolando:

Oltre all’abbondanza di prede naturali, la dispersione, che consente al lupo grandi spostamenti, anche di migliaia di KM, ha fatto sì che ora la sua distribuzione coinvolga gran parte del paese incluso l’arco alpino e che adesso sia presente dove prima non lo era, ma lo era stato fino agli inizi del 1900.

Quando vediamo immagini o filmati di lupi che vengono liberati si tratta di esemplari selvatici, recuperati in natura a causa di incidenti e/o per finalità scientifiche rilasciati in genere dotati di collari satellitari che permettono ai ricercatori di monitorare gli spostamenti dell’esemplare e acquisire importanti informazioni.

Ed è proprio grazie ad i radiocollari che si è compresa la portata della dispersione dei lupi due esempi importanti sono LM15 o Ligabue giovane maschio che nel 2004 è stato recuperato in provincia di Parma a causa di un impatto con veicolo, curato e liberato con radiocollare ha percorso circa 1000 km ed è finito in Francia, Slavc lupo dinarico maschio di meno di due anni è stato catturato in Slovenia per finalità scientifiche ed ha intrapreso un viaggio di quasi 2000 Km che lo ha portato in Lessinia.

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