E’ una giornata di fine Marzo limpida e serena con un vento che soffia teso e costante, scelgo una posizione nuova, rispetto a quelle abituali, per tentare di osservare i lupi del branco della Riserva.

Arrivo presto, verso le 14 per restare fino al tramonto: quando ci si apposta è importante posizionarsi contro vento e rimanere fermi immobili e in silenzio il più a lungo possibile, minimo due ore, meglio tre o più. Cammino per mezz’ora e scelgo una posizione ottimale dove ho una visuale davvero molto ampia ma sono costretto a cambiare posto perché da lì a qualche ora avrei avuto il sole contro.Arrivo su un piccolo crinale un po’ sconfortato per aver perso tempo a risalire per trovare un altro punto d’osservazione vantaggioso.Mi siedo ai piedi di una grossa rosa canina, sono vestito mimetico, con me ho anche la rete (una rete fogliata da mettersi davanti per camuffarsi e non essere percepiti visivamente dalla fauna), ho anche il cavalletto per la macchina fotografica, ma ho tirato fuori solo il binocolo e la macchina fotografica, intanto il vento continua a soffiare teso e fa freddo anche se siamo già in primavera.

Non ho molte aspettative anche perché il cambio di posto mi ha costretto a una posizione con molta meno visuale, ma sono comunque posizionato bene e sottovento. Sulla mia sinistra a circa 200 mt un maschio di capriolo bruca tranquillo su un prato e davanti ma molto più lontani altri tre caprioli fanno lo stesso in altri prati, li osservo col binocolo.Sono quasi le 18.30 e ormai sono seduto nella stessa posizione da oltre due ore e sono indolenzito. Mi alzo lentamente e mi risiedo per sgranchirmi le gambe e lo sento forte: il capriolo scrocchia (l’abbaio viene emesso in caso di pericolo o per rimarcare la territorialità). Lo cerco nel prato ma non lo vedo subito perché si è spostato di una cinquantina di metri vedo che è in allarme il pelo bianco dello specchio anale è sollevato e gonfio e guarda attento nella mia direzione. Scatto qualche foto pensando: “impossibile che si sia accorto di me quando mi sono alzato, tanto vento e sono troppo distante da lui eppure è spaventato…”. Finisco questo pensiero quando con la coda dell’occhio vedo una schiena e una coda inconfondibili passare a non più di 30 metri davanti a me per poi sparire oltre il crinale che ho di fronte. 

Aspetto quasi senza respirare quando quella coda e schiena che avevo intravisto si materializzano proprio davanti a me sul crinale: ecco perchè il capriolo era spaventato! Il lupo mi dà le spalle e guarda davanti è a circa 60 metri, metto la messa a fuoco manuale per riuscire fotografarlo perché è coperto da qualche cespuglio di rosa canina: il lupo mi da le spalle e io continuo a scattare.

Dopo qualche decina di secondi, durante i quali il lupo ha continuato a darmi le spalle e ad osservare difronte a sé, non so cosa, si è girato e ha iniziato a camminare verso di me. Si avvicina è a 40 metri poi a 30 e io ho la messa a fuoco manuale e non capisco più niente, le foto che ho scattato sono tutte sfuocate perché dall’emozione non riesco a reimpostare l’autofocus, ne a mettere a fuoco. Un vero disastro di fotografo insomma!

 

Sono lì, seduto con un lupo a 30 mt davanti, senza rete mimetica e con la macchina fotografica in mano: “mi vede, mi vede, adesso mi vede per forza merda merda”, questo è stato (circa) il mio pensiero, ma non per paura… anzi sì, per la paura che si accorgesse di me e si dileguasse alla velocità della luce.
Prendo una decisione: devo spegnere e riaccendere la macchina fotografica (l’autofocus si reimposta automaticamente), mi dico che una foto decente devo riuscire a farla perché chissà quando e se mai mi ricapiterà di avere un lupo davanti e così vicino.
Spengo e riaccendo, il lupo è sempre davanti a me, non ha sentito, il vento teso mi aiuta!
E’ attento e osserva verso il basso come se stesse cercando di percepire qualcosa.
Tolgo gli occhi dall’obbiettivo, voglio prendermi qualche secondo per guardarlo non attraverso il mirino della macchina fotografica ma solo con i miei occhi e mi rendo conto che quel lupo lo conosco e anche bene: è LaPina, la femmina dominante del branco della Riserva che monitoriamo dal 2017.
In quei momenti non so quante cose mi sono passate per la testa, le emozioni mi hanno travolto (infatti ho fatto oltre un centinaio di foto tutte sfuocate) non solo perchè, riuscire a vedere un lupo è sempre molto emozionante e anche molto difficile, ma anche perchè in quest’incontro le emozioni sono state amplificate dalla vicinanza e dalla consapevolezza di avere davanti un animale che conosco bene.
Sono immerso in questo turbinio di emozioni e la consapevolezza di avere davanti LaPina quando lei decisa si muove ancora proprio verso di me, arrivando vicinissima a circa 15 metri di distanza.
Mi guarda e io penso “cazzo adesso mi vede per forza”. E invece la lupa dominante del branco della Riserva mi guarda senza vedermi. Non si è minimamente accorta della mia presenza, mi ha guardato, almeno io ho avuto quest’impressione, ma non mi ha visto, poi si è voltata e con calma si è allontanata tranquilla andando dritta davanti a me per scomparire oltre il crinale dal quale era comparsa.
Non so quanto tempo sia durato l’incontro, dei minuti (pochi eh…) ma a me sono sembrati interminabili ma nello stesso tempo sono volati via alla velocità della luce.
Ho aspettato seduto immobile altri 40 minuti almeno per essere sicuro che LaPina si fosse allontanata per non rischiare di essere percepito e anche io con calma sono ritornato a casa felice per avere incontrato questa bellissina lupa.

foto e testo Daniele Ecotti

 

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