Si tratta di un episodio estremamente grave, che non rappresenta soltanto un reato contro una specie protetta dalla normativa nazionale ed europea, ma che riporta ancora una volta l’attenzione su un clima sempre più tossico che da anni accompagna il dibattito pubblico attorno alla presenza del lupo in Lessinia.
Il lupo è tornato stabilmente in Lessinia nel 2012. Sono passati oltre quattordici anni e ancora oggi il confronto pubblico continua troppo spesso a ruotare attorno a una narrazione emergenziale, dove la presenza del predatore viene sistematicamente descritta come un problema straordinario. Un approccio che rischia di produrre conseguenze molto concrete: quando per anni una specie viene raccontata come il simbolo di una crisi, il confine tra conflitto sociale e azioni illegali diventa sempre più fragile.
L’utilizzo di esche avvelenate rappresenta una delle pratiche più pericolose e irresponsabili contro la fauna selvatica. Non colpisce soltanto il lupo, ma mette a rischio indiscriminatamente cani domestici, altri carnivori selvatici, rapaci necrofagi e l’intero equilibrio dell’ecosistema, inclusi gli esseri umani e gli animali da allevamento. Un fatto gravissimo che distrugge la narrazione di una Lessinia “verde” e mette profondamente in discussione il modello di tutela ambientale che un’area come la Lessinia dovrebbe rappresentare.
Da oltre un decennio, il ritorno naturale del lupo è stato trasformato da parte di una certa politica in uno strumento di consenso e propaganda, utilizzato sistematicamente per alimentare paure, tensioni sociali e consenso elettorale invece che per costruire soluzioni concrete. Per anni agli allevatori è stato raccontato che il problema principale del territorio fosse il lupo, alimentando l’illusione che bastasse combattere il predatore per risolvere difficoltà che in realtà hanno origini economiche, strutturali e politiche ben più profonde. Questo episodio, insieme a molti altri, è il risultato.
A tutto questo si aggiunge il silenzio del Parco Naturale Regionale della Lessinia, che in tutti questi anni ha sostanzialmente rinunciato a svolgere il proprio ruolo culturale, scientifico ed educativo sul tema lupo. Un’istituzione che avrebbe dovuto accompagnare il territorio nell’adozione di misure di prevenzione, nella conoscenza e nella gestione di un ritorno ecologico certamente non scevro da conflitti, ma di straordinaria importanza naturalistica.
Augurandoci una individuazione dei responsabili, condanniamo con fermezza questo ennesimo episodio e attendiamo di capire chi, tra amministratori e rappresentanti del territorio, esprimerà una condanna netta e pubblica, oppure se ancora una volta prevarrà quel silenzio che troppo spesso accompagna fatti di questa gravità.

