L’abbattimento di un primo lupo, avvenuto il 5 luglio nell’area di Marebbe, Braies e Valdaora, e il nuovo decreto del 28 agosto, che autorizza l’uccisione di un secondo esemplare, sollevano, alla luce della documentazione acquisita dalla nostra Associazione, numerosi interrogativi sulle modalità con cui la Provincia autonoma di Bolzano sta applicando le procedure previste per la gestione della specie.
Il primo abbattimento non ha impedito il verificarsi di nuove predazioni: nelle settimane successive sono stati accertati altri 11 attacchi al bestiame nella stessa area. Un dato che pone inevitabilmente interrogativi sull’efficacia dell’approccio adottato e, soprattutto, sull’utilità di procedere ora con una seconda rimozione secondo modalità analoghe.
Dalla documentazione relativa al primo provvedimento emerge inoltre che, al momento delle predazioni, nella malga interessata non risultavano presenti recinzioni elettrificate, cani da guardiania o altri specifici strumenti di protezione del bestiame. Un elemento particolarmente rilevante nella valutazione della necessità dell’intervento, soprattutto considerando che analoghi dubbi sull’adeguatezza delle misure di prevenzione permangono anche nel nuovo decreto del 28 agosto.
C’è poi un ulteriore elemento critico: i provvedimenti non circoscrivono l’abbattimento ai pascoli o alle immediate vicinanze delle malghe interessate dai danni. La rimozione viene invece autorizzata all’interno di un’area molto vasta, quasi 30.000 ettari, estesa sul territorio di tre Comuni. L’abbattimento rischia quindi di essere sostanzialmente casuale: non viene rimosso il lupo responsabile dei danni, ma potenzialmente un qualsiasi lupo che si trovi all’interno dell’ampia area interessata dal decreto.
Anche il coinvolgimento di ISPRA solleva alcuni interrogativi. Dalla documentazione acquisita dalla nostra Associazione emerge che, nel marzo 2026, la Provincia autonoma di Bolzano ha richiesto all’Istituto una valutazione di carattere generale sullo stato di conservazione del lupo e sulla possibilità di procedere a eventuali rimozioni. ISPRA ha indicato, in via prudenziale, un massimo di tre esemplari la cui eventuale rimozione potrebbe risultare compatibile con il mantenimento dello stato di conservazione della popolazione, precisando tuttavia che ogni intervento resta subordinato al rispetto di tutte le condizioni previste dalla normativa.
La normativa nazionale prevede infatti che gli interventi di controllo della fauna selvatica siano preceduti da una specifica istruttoria riferita al caso concreto, comprensiva della valutazione delle possibili misure alternative e dell’acquisizione del parere tecnico di ISPRA. In alternativa, la Regione o la Provincia autonoma deve dotarsi di un piano di gestione della specie, anch’esso sottoposto alla valutazione dell’Istituto.
Per quanto emerge dai documenti acquisiti relativamente al primo abbattimento, non risulta un parere di ISPRA riferito specificamente al caso della malga Fojedöra, né una valutazione dell’Istituto sulla necessità di quell’intervento, sull’adeguatezza delle misure di prevenzione adottate, sulle possibili alternative alla rimozione o sull’individuazione dell’animale responsabile delle predazioni. Non risulta, inoltre, un piano di gestione della specie sottoposto alla valutazione di ISPRA che possa costituire il presupposto alternativo per questi interventi.
Io non ho paura del lupo APS non è contraria per principio alla rimozione di un animale. L’intervento su un lupo effettivamente responsabile di danni gravi e ripetuti può essere uno strumento di gestione, ma deve avvenire quando siano state adottate adeguate misure di prevenzione, quando le possibili alternative siano state valutate e si siano dimostrate inefficaci e, soprattutto, quando la rimozione sia sufficientemente selettiva da avere concrete possibilità di intervenire sull’animale responsabile e di risolvere il problema.
Nel caso in questione, tuttavia, la documentazione acquisita restituisce un quadro differente: in occasione del primo abbattimento non risultavano presenti specifici strumenti di prevenzione, l’abbattimento non è circoscritto alle malghe interessate dalle predazioni o alle loro immediate vicinanze, non emerge una valutazione puntuale delle possibili alternative e non risulta un parere di ISPRA riferito allo specifico intervento.
Il fatto che, a poche settimane di distanza, le predazioni siano proseguite e si renda necessario un secondo decreto di abbattimento evidenzia la debolezza dell’impostazione scientifica e gestionale del primo intervento, che non ha raggiunto l’obiettivo di impedire il verificarsi di nuovi danni. Quando si rimuove un lupo senza che siano contestualmente garantite adeguate misure di protezione del bestiame, il rischio è infatti che l’abbattimento si trasformi in una risposta prevalentemente simbolica, capace di produrre un risultato politico immediato ma non necessariamente di ridurre il rischio di nuove predazioni per gli allevatori.
«Il punto non è salvare a ogni costo un singolo lupo. Il punto è evitare che il nuovo quadro normativo venga interpretato come un lasciapassare per abbattimenti generici e non selettivi. Mettere la scienza davanti a tutto significa pretendere che ogni intervento sia fondato su evidenze, procedure complete, trasparenti e verificabili e su una concreta valutazione della sua efficacia. Solo così è possibile tutelare realmente gli allevatori, evitando interventi che non risolvono il problema, e garantire al tempo stesso una corretta gestione della fauna selvatica».
Queste le dichiarazioni di Io non ho paura del lupo APS
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Foto in apertuta di André Roveyaz e Francesco Guffanti

