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Lupo e convivenza: lettera aperta a Michele Serra “Il problema non è il lupo, ma l’assenza di condizioni per convivere”

martedì 05 Maggio 2026

L’Associazione Io non ho paura del lupo APS ha inviato una lettera aperta al giornalista Michele Serra, a firma del presidente Daniele Ecotti, in risposta al suo recente intervento dedicato alla morte del cane Osso. Una lettera personale e al tempo stesso pubblica, che parte da una storia concreta, quella di un ex allevatore che ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà dell’agricoltura di montagna, per riportare il dibattito sul lupo su un piano più ampio, complesso e legato alla realtà.

“Non sono stati i lupi a farmi chiudere. È stato un sistema che negli anni ha reso sempre più difficile vivere di agricoltura e allevamento in montagna”, scrive Ecotti, ricordando come le crisi che attraversano oggi i territori montani abbiano radici profonde, precedenti al ritorno del lupo.

La lettera riconosce e rispetta il dolore per la perdita di un animale domestico, sottolineando però un punto spesso rimosso nel dibattito pubblico: la presenza del lupo comporta rischi concreti che possono e devono essere gestiti. “Un cane lasciato libero e senza controllo, soprattutto in aree di presenza stabile del lupo, è esposto a un rischio reale”, si legge nel testo. Si tratta di una riflessione che non intende colpevolizzare, ma introdurre un principio fondamentale: la convivenza richiede responsabilità, anche individuale.

Uno dei passaggi centrali della lettera riguarda la critica alle narrazioni semplificate. “Il punto non è negare i problemi. Il punto è non raccontare soluzioni semplici dove soluzioni semplici non esistono.” Secondo l’associazione, ridurre il conflitto con il lupo a una questione numerica, “troppi lupi”, rischia di essere fuorviante e inefficace. La rimozione di alcuni individui, in assenza di adeguate misure di prevenzione, non risolve il problema ma lo sposta nel tempo e nello spazio.

La lettera evidenzia un elemento spesso trascurato: il ritorno del lupo si inserisce in territori già fragili. Spopolamento, crisi dell’agricoltura di piccola scala, riduzione dei servizi e delle economie locali hanno preceduto la presenza stabile del predatore. In questo contesto, il lupo non è la causa, ma un fattore che rende più evidente una crisi già in atto.

L’associazione ribadisce la propria posizione: la coesistenza non è una formula astratta, ma un processo concreto che richiede strumenti, investimenti e cambiamenti. Prevenzione e supporto reale agli allevatori, monitoraggio strutturato e aggiornato, gestione degli attrattivi, interventi mirati nei casi critici, informazione e responsabilità diffusa sono elementi imprescindibili per costruire una convivenza reale. “Coabitare non è gratis. Richiede impegno, rinunce e adattamento da parte di tutti”, sottolinea Ecotti.

La lettera si chiude con un invito chiaro: evitare che episodi dolorosi diventino strumenti di semplificazione. In un contesto già segnato da violenza,  disinformazione e polarizzazione, il ruolo di chi ha visibilità pubblica è cruciale. “Usiamo il dolore per chiedere più responsabilità: più governo, più prevenzione, più conoscenza”, è il messaggio finale.