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Foto di Gaetano Pimazzoni
4 lupi del branco della Lessinia Orientale si muovono alle prime luci del giorno. – (C) Gaetano Pimazzoni

Premessa: Ai fini della lettura di questo articolo occorre specificare che questa attività di monitoraggio si basa sull’interpretazione dei dati raccolti nell’indagine di una specie sicuramente complessa, per questo è necessario interpretare questo articolo come un racconto di quello che abbiamo appreso e dedotto durante quest’ultimo anno, nello spirito che ha sempre distinto la nostra associazione, quello di comunicare il più possibile il ritorno del predatore, la sua vita, le vicende, le passioni e le problematiche che questo controverso animale ha riportato sulle montagne italiane.

A cominciare dalla fine del 2014 alcuni soggetti, poi confluiti anche nell’associazione Io non ho paura del lupo hanno iniziato ad indagare la presenza del lupo in Lessinia, il vasto altopiano che si estende dalla provincia di Vicenza a quella di Trento, con buona parte compresa all’interno della provincia di Verona.
Grazie ad una passione instancabile e ad un impegno costante, nel corso degli anni questi volontari hanno raccolto molte informazioni, maturando un’approfondita conoscenza del territorio e dei lupi che lo frequentano, continuando questa attività di indagine anche durante il 2020, anno della pandemia, e portandola avanti fino al giorno d’oggi.

Il territorio della Lessinia rappresenta un esempio, non solo in quanto prima area del nord-est alpino a sperimentare il naturale ritorno del lupo, avvenuto nel 2012, ma sopratutto poiché è un luogo dove il conflitto con le attività zootecniche è molto marcato e dove l’accettazione del lupo è comunemente molto bassa.
Inoltre questo territorio, con le dovute differenze, rappresenta uno specchio della condizione di accettazione del lupo e delle conseguenti problematiche comuni a molti territori delle Alpi, dove l’impatto del predatore sulle attività zootecniche è molto importante.

Slavc & Giulietta: il branco della Lessinia

Questo celebre nucleo, di cui spesso vi abbiamo parlato, è nato dall’incontro del 2012 tra il lupo maschio di origine slovena denominato Slavc e dalla lupa, presumibilmente proveniente da occidente, ribattezzata Giulietta.
Esso si è riprodotto per la prima volta nel 2013, stabilendosi in gran parte dell’altopiano, in un’area stimata in circa 250km². (Cit. Life-Slowolf – Parco Naturale Regionale della Lessinia)
Questo nucleo di lupi è davvero importante, in quanto, attraverso le proprie riproduzioni ha contribuito in maniera decisiva al ripopolamento naturale delle Alpi Orientali attraverso la dispersione dei propri nati (cit. Marucco et al. Relazione tecnica, Progetto LIFE 12 NAT/IT/00080 WOLFALPS).
Da quello che abbiamo potuto osservare, fin dalla sua fondazione il maschio e la femmina alpha sono rimasti sempre Slavc & Giulietta, entrambi particolarmente riconoscibili ad un occhio esperto, esemplari la cui età è stimata ad oggi in oltre 10 anni di vita.

La coppia si è riprodotta annualmente dal 2013 al 2018, partorendo in totale almeno 29 cuccioli durante questi sei anni. (cit. Parco Naturale Regionale della Lessinia)
Durante il 2019 Slavc & Giulietta, dopo un’annata riproduttiva poco fruttuosa (probabilmente 1 solo cucciolo), da quello che abbiamo potuto riscontrare hanno presumibilmente trascorso l’inverno da soli,  senza alcun lupo al seguito.
Durante la primavera 2020 il branco di Slavc & Giulietta (detto Branco della Lessinia) era però certamente formato da almeno 3 animali: i due individui dominanti più una lupa femmina, presumibilmente adulta, ribattezzata “La lupa con gli occhiali” per via del particolare disegno del manto in corrispondenza della mascherina facciale: la lupa è stata osservata per la prima volta proprio nella primavera del 2020 insieme a Slavc & Giulietta.
La lupa con gli occhiali” quindi potrebbe essere una figlia della coppia mai osservata in precedenza o un lupo proveniente da fuori, associatosi alla coppia dominante durante la primavera del 2020, ad ogni modo, solo la genetica in carico ai progetti istituzionali potrà dare delle risposte certe.

Durante il mese di Maggio 2020 abbiamo potuto osservare Giulietta in un evidente stato di lattazione, segno dell’avvenuta riproduzione e della nascita dei cuccioli.
Ad ulteriore conferma, durante il mese di agosto, abbiamo potuto finalmente osservare in diverse occasioni i nuovi cuccioli di Slavc & Giulietta nati nell’estate 2020: 7 cuccioli che vanno a sommarsi ai nati a partire dal 2013, portando a 37 il totale dei cuccioli allevati dalla coppia tra il 2013 e il 2020.

Fada & Vajo: il branco della Lessinia Orientale

A cominciare dall’inverno 2018/2019 abbiamo potuto osservare, come già riportato nel nostro report (E.Ferraro, F.Romito, Distribuzione del lupo sulle Alpi e Prealpi Orientali – Dicembre 2019) la presenza costante di una coppia di lupi, un maschio e una femmina, presenti stabilmente nell’area della Lessinia Orientale.
Questa coppia, costantemente presente sul territorio anche durante la successiva estate 2019 non è mai stata osservata in atteggiamenti di marcatura/dominanza fino al tardo inverno 2020, periodo in cui ha iniziato a marcare il territorio ripetutamente, in concomitanza al periodo di estro della femmina.
Durante l’estate 2020 abbiamo potuto così accertare l’avvenuta prima riproduzione di questo nuovo nucleo, inizialmente valutata in almeno 5 cuccioli.

Foto di Gaetano Pimazzoni
3 cuccioli del branco della Lessinia Orientale – (C) Gaetano Pimazzoni

Un ulteriore significativo avvistamento diretto del socio G. Pimazzoni il 1 novembre 2020 ha ripreso in totale 8 lupi in un singolare video che mostra le interazioni tra soggetti dello stesso branco: i due dominanti e presumibilmente 6 cuccioli del 2020, dato certo che sostituisce il precedente dato osservato. (video seguente)

Sull’origine di questi due lupi che hanno dato vita al nuovo branco abbiamo fatto molte ipotesi ed alcuni elementi raccolti fanno ipotizzare che la femmina possa essere una figlia di Slavc & Giulietta nata nel 2017 e che abbia raggiunto la maturità sessuale nel 2020, anno della prima riproduzione.
L’origine dell’esemplare maschio, riconoscibile per il manto leggermente più scuro ci è ignota e per entrambi solo le analisi genetiche svolte all’interno dei progetti istituzionali in atto potranno dare delle risposte certe.
Ai fini della riconoscibilità degli esemplari abbiamo dato loro i nomi di “Fada” per la femmina, in onore delle “fade” esseri mitologici delle favole lessiniche, che vivendo a contatto con la natura erano considerate dagli uomini nè buone nè cattive, e “Vajo” al maschio, il nome dialettale delle caratteristiche valli della Lessinia.
Dalle nostre osservazioni si ipotizza che il branco attualmente frequenti un’area che è stata storicamente considerata all’interno dell’home-range di Slavc & Giulietta, lupi che a partire dai primi mesi del 2020 hanno apparentemente smesso di frequentarla, collocandosi in un possibile areale più contenuto rispetto al passato, situato principalmente nella zona centro-occidentale della Lessinia.
I motivi del cambiamento di utilizzo di home-range potrebbero dipendere, oltre che dall’insediamento del nuovo nucleo, che ha inevitabilmente sottratto territorio a quello storico, anche dall’età avanzata e al ridotto numero di individui associati nel 2019, proprio nel periodo in cui la nuova coppia si è insediata.
Il territorio offre comunque grande abbondanza di prede selvatiche e stagionalmente anche domestiche, sufficienti a sostenere entrambi i nuclei attualmente presenti. (cit. P.Selva – Ecologia alimentare del lupo in Lessinia)

Movimenti di altri lupi ed esemplari morti

Il territorio della Lessinia è interessato in parte dalla presenza di almeno un altro nucleo familiare, quello denominato Branco del Carega, per il quale è stata ufficializzata la riproduzione anche nel 2020. (Groff et al. Rapporto Grandi carnivori 2020 del Servizio Faunistico della Provincia Autonoma di Trento”. )
Il Branco del Carega frequenta occasionalmente il territorio della Lessinia, ma è ipotizzabile che con la formazioni del nuovo branco di Fada & Vajo esso resti ormai ai margini, occupando presumibilmente un vasto territorio che si estende dalla Provincia di Vicenza alla Valle del fiume Adige.
A causa della complessa orografia del territorio e alla sua vastità è presumibile che all’interno di quest’area si possano muovere altri lupi, stabili o in dispersione, così come è auspicabile, da quanto si è potuto osservare in contesti simili in relazione con la biologia della specie, la formazione nel breve periodo di nuovi branchi che vadano ad occupare aree adiacenti o anche parte del territorio.
Per quanto concerne i lupi ritrovati morti, sia in territorio Veneto che in Provincia di Trento durante il 2020 e l’inizio del 2021 sono numerosi gli esemplari rinvenuti senza vita, principalmente a causa di impatto con autoveicoli: è plausibile, anche se non esistono riscontri genetici resi pubblici, che alcuni di questi esemplari possano provenire dai branchi della Lessinia.
Inoltre, durante il mese di Novembre sono state rinvenute le spoglie di una lupa sub-adulta di 24KG nell’area di Sand’Anna d’Alfaedo. (cit. Parricelli, Lonardoni – Monitoraggio lupo 2020 – Quaderni della Lessinia) morta per cause ignote.

Un bovino morto tra i pascoli della Lessinia – (C) Francesco Romito

L’impatto del lupo sulle attività zootecniche

La presenza del lupo in Lessinia colpisce in modo importante gli animali portati tradizionalmente al pascolo in quest’area durante il periodo estivo.
In particolare, fin dal proprio arrivo, i lupi hanno presto imparato a predare sopratutto i bovini giovani, prede facili e disponibili in abbondanza su tutto il territorio interessato, specialmente nel periodo che da Giugno si estende fino al mese di Ottobre.
Dopo un apparente calo verificatosi nel 2019, durante il 2020, nell’area della Lessinia si sono verificati in totale 95 eventi predatori tra Regione del Veneto (88) e Provincia Autonoma di Trento (7), nei quali hanno perso la vita 173 animali d’allevamento (92 bovini, 7 asini, 74 tra pecore e capre).
Per 48 di queste predazioni non è stato possibile ricondurle con certezza al lupo ma sono state attribuite genericamente a “canide”, anche se è sicuramente ipotizzabile che buona parte di esse siano state causate dal lupo.

Il forte impatto sociale e mediatico di questi eventi predatori influisce profondamente sull’accettazione della presenza del lupo, generando attriti e tensioni su scala regionale e nazionale.
Spesso, sui media si è parlato di un rischio indotto verso la perdita di biodiversità a causa della presenza del lupo; in particolare, secondo alcuni, la presenza del lupo nei territori alpini scoraggerebbe l’attività d’alpeggio, portando così alla chiusura di aziende che smetterebbero di portare al pascolo i propri animali per paura del predatore.
Inoltre questa perdita finirebbe per modificare il paesaggio, favorendo la scomparsa del pascolo in favore dell’avanzamento boschivo, in un lento processo che richiederebbe diverse decine di anni.
Abbiamo così cercato di approfondire questi aspetti analizzando i dati della Banca Dati Nazionale sulla presenza di animali al pascolo, sia in Lessinia veronese che trentina a partire dal 2008, anno in cui si è iniziato a registrare i movimenti in malga.
I dati sono relativi a tutti i codici malga Veneti ma teniamo presente che alcune malghe non hanno codice e pertanto non è possibile avere dati relativi ai capi alpeggiati.
Il Trentino a sua volta non utilizza una codificazione specifica per le malghe come il Veneto e pertanto non è possibile estrarre i codici di tutte le malghe.
Teniamo inoltre presente che una cosa sono i capi caricati in banca dati e un’altra i capi caricati realmente in malga: è auspicabile che questi dati siano sottostimati in quanto il numero di animali portati in alpeggio potrebbe essere maggiore.
Essi vanno considerati come dati parziali, ma sono altresì utili a farsi un’idea.

Se si analizzano i dati relativi agli animali portati in alpeggio in Lessinia veronese e trentina, in base ai soli dati disponibili che siamo riusciti a reperire, si evince come i numeri degli animali portati al pascolo sia sostanzialmente stabile dal 2010 in poi, con un calo di circa 1000 unità nel 2017, e nuovamente in salita dal 2018.
Nel 2019 e nel 2020 il numero degli animali in alpeggio è analogo ai dati registrati nel 2010 e nel 2011, periodo in cui il lupo in Lessinia non era ancora presente.

Analizzando invece l’impatto predatorio del lupo sugli animali al pascolo appare evidente come esso sia importante rispetto agli animali portati in alpeggio, colpendo, nel peggiore dei casi, fino al 3% degli animali al pascolo: nel 2020 ad esempio, per ogni 100 animali al pascolo, quasi 3 animali sono stati predati dal lupo.
Occorre però sottolineare alcuni aspetti: il primo è che sicuramente la sottostima nei dati disponibili sugli animali effettivamente presenti in alpeggio porterebbe queste percentuali ad abbassarsi, ma è anche vero che talvolta alcune predazioni non vengono denunciate, andando così a riequlibrare la stima in favore dei dati ottenuti.
Il secondo invece, ancora più importante, è che anche una perdita minima rappresenta un danno per l’allevatore sotto molteplici aspetti, cagionando ad esso un danno anche indiretto (es. riduzione nella produzione del latte) che non deve essere sottovalutato e che difficilmente può essere rimborsato.
Al 2021, sia in Veneto che in Provincia di Trento, tutti gli animali predati, siano essi imputati a lupo e/o canide vengono indennizzati economicamente, attraverso dei rimborsi conferiti all’allevatore che ha subito la perdita.
Al contrario di quanto accade in diverse regioni italiane, nelle aree alpine interessate le predazioni da selvatici vengono indennizzate economicamente dalle istituzioni anche la dove non è messo in atto alcun metodo di prevenzione.
Nel prossimo futuro è immaginabile che questo tipo di approccio venga abbandonato, indennizzando solo il danno subito la dove siano stati messi in atto strumenti di prevenzione del danno, considerato che le stesse istituzioni, attraverso bandi appositi, offrono alle aziende un concreto aiuto economico per munirsi dei necessari strumenti di prevenzione.

Nelle nostre ricerche non siamo riusciti a reperire dati sulle morti per altre cause durante il periodo d’alpeggio, (es. fulmini, malattie, infortuni) ma è importante sottolineare che essi si verificano durante la stagione d’alpeggio.
Analizzando i dati sulle predazioni si evince come i bovini siano la specie più colpita, sia perchè presente in maggioranza sul territorio, sia per il tipo di pascolo praticato che li distribuisce su ampie superfici.
Gli ovi-caprini come pecore e capre, nonostante una presenza ridotta sul territorio e un numero decisamente inferiore di singoli eventi predatori a proprio carico rappresenta comunque una categoria duramente colpita in quanto spesso, durante un singolo attacco a carico di un gregge, possono morire molti animali.
Concludendo, escludendo i singolari casi di predazione su altre specie domestiche come cani vaganti o alpaca, gli asini rappresentano la terza specie più predata dal lupo.

Un recinto elettrificato a 7 fili nella Lessinia Trentina, finanzianto con fondi della Provincia Autonoma di Trento – (C) Francesco Romito

Metodi di prevenzione: non si è fatto ancora abbastanza.

Nel 2022 saranno 10 anni esatti di presenza del lupo in Lessinia: da quello che abbiamo potuto osservare, nonostante una generica diffidenza, esistono casi di allevatori sia in Veneto che in Provincia di Trento che hanno applicato con successo, a spese proprie o tramite il supporto istituzionale, metodi di prevenzione.
Un caso sicuramente particolare riguarda il grande recinto elettrificato a 7 fili presente alla Sega di Ala in Lessinia Trentina, una soluzione sicuramente vasta e impegnativa dal punto di vista economico e gestionale che non tutti possono permettersi, ma che ha consentito ad un ampio gruppo di allevatori riuniti di non subire nemmeno una predazione durante la stagione 2020: questo recinto è stato nuovamente posto in opera nel 2021 e ne sono comparsi altri in aree limitrofe della Provincia di Trento.
Ad oggi però non si è fatto ancora abbastanza per favorire la coesistenza con il lupo: da una parte allevatori che, senza fare troppo rumore, applicano mezzi di prevenzione, dall’alltra un rifiuto generalizzato di molti altri nell’applicare i metodi di prevenzione, nell’attesa che dall’alto arrivi una soluzione che elimini la presenza del lupo dal territorio.
Questa “eradicazione” è una soluzione inapplicabile per molti motivi, naturali, pratici e legislativi, e a nostro avviso essa rappresenta uno specchietto per allodole che continua ad illudere coloro che si rifiutano a priori di applicare mezzi di prevenzione.
Inoltre, occorre specificare che il prelievo sulla specie non riduce in maniera significativa le predazioni su domestici come dimostra l’esperienza di alcuni paesi europei che lo praticano da molti anni.
Anche un singolo evento predatorio può rappresentare infatti un danno importante per un’azienda, così come un singolo lupo può cagionare in determinate condizioni un profondo danno alle attività zootecniche.
Ad oggi, secondo il nostro punto di vista, l’unica via percorribile per far coesistere lupo e zootecnia sul territorio è quella dell’utilizzo dei mezzi di prevenzione del danno.
In questo particolare contesto le istituzioni dovrebbero essere più presenti sul campo per lavorare a stretto contatto con gli allevatori, informandoli maggiormente sull’adozione dei mezzi di prevenzione tramite la conoscenza dei bandi appositi,  valutando per ogni caso le diverse necessità, aiutandoli anche negli aspetti burocratici e stimolando una conoscenza maggiore sull’etologia della specie.
Da questo punto di vista la Provincia di Trento sta lavorando con attenzione, grazie al lavoro svolto dal Corpo Forestale Provinciale che si occupa anche di assistere gli allevatori per la richiesta e/o la messa in opera delle recinzioni, e i numeri sulle predazioni ne sono una testimonianza.

Uno dei cartelli consegnati dalla nostra associazione ai pastori della Lessinia che utilizzano cani da guardiania (C) Francesco Romito

Conclusioni: quale futuro per il lupo in questo territorio?

Il futuro del lupo in Lessinia appare complesso: da una parte si scontra con un diffuso rifiuto a causa della vocazione del territorio verso l’attività zootecnica e dal grande dissenso causato dalle predazioni sugli animali d’allevamento, dall’altra parte si conferma una presenza radicata e stabile che permarrà nel tempo e con la quale in un modo o nell’altro toccherà convivere.
Per questo dovrebbero essere principalmente le istituzioni ad agire in maniera più decisa, allo scopo di favorire la coesistenza tra lupo e attività umane.
Come associazione crediamo fermamente che per garantire ad entrambi un futuro sia necessario trovare e applicare soluzioni che mirino a ridurre il più possibile l’impatto sui domestici e a compensare congruamente e rapidamente eventuali perdite, oltre a favorire una corretta informazione su un tema che è spesso strumentalizzato.
La coesistenza è una strada necessaria e la prevenzione è un compromesso per percorrerla in sicurezza: forse non azzererà del tutto le predazioni, non sarà semplice, ma a nostro avviso tutti abbiamo il dovere di fare il possibile per percorrerla.
Che piaccia o meno Slavc, Giulietta e tutti i lupi nati dall’incontro di questa coppia, colonizzatrice delle Alpi Orientali, rappresentano qualcosa di importante per la specie e per l’uomo che convive con essa, per questo nel futuro sarà sempre più necessario creare informazione, cultura e iniziative dedicate alla coesistenza tra uomini e lupi.

Ringraziamenti

Un ringraziamento speciale per il lavoro svolto va al Comando dei Carabinieri Forestali di Bosco Chiesanuova, al Guardiaparco del Parco Naturale Regionale della Lessinia e alla Stazione di Ala del Corpo Forestale Trentino. Inoltre un caloroso ringraziamento va ai volontari della nostra associazione coinvolti nel monitoraggio sul territorio e a tutti coloro che hanno inviato segnalazioni alla nostra associazione.

IO NON HO PAURA DEL LUPO
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