A Novi Ligure, in provincia di Alessandria, il 24 febbraio è stata catturata una giovane lupa, una femmina nata la scorsa primavera, che da settimane frequentava con continuità un quartiere cittadino. L’intervento si è reso necessario perché la frequentazione ripetuta di un lupo in un contesto urbano, con distanze sempre più ridotte dalle persone e una progressiva perdita di diffidenza, ha portato a una situazione di criticità che non può essere lasciata evolvere, sia per la tutela della sicurezza pubblica sia per una corretta gestione della fauna selvatica.
Le ragioni di questa frequentazione ripetuta dell’area urbana sono legate soprattutto alla presenza di cibo facile e abbondante. Non solo rifiuti o scarti accessibili, ma anche alimenti lasciati volontariamente da alcune persone.
Dare da mangiare a un animale selvatico, anche con buone intenzioni, è il modo più rapido per alterarne il comportamento: quando un lupo associa la presenza delle persone al cibo, la sua naturale diffidenza diminuisce, l’animale torna sempre più spesso e finisce per abituarsi a rumori, luci e presenza umana fino a diventare confidente.
Wolf attacks on humans: an update for 2002–2020” (Linnell, Kovtun, Rouart)
A worldwide perspective on large carnivore attacks on humans” (Bombieri, Penteriani et al.).
La giovane lupa catturata a Novi Ligure non ha mostrato aggressività, ma la sua diffidenza verso l’uomo era già compromessa: e quando succede, ovvero quando un animale diventa confidente, il livello di rischio diventa non tollerabile per la nostra sicurezza ed è necessario intervenire.
Per comprendere correttamente il tema della sicurezza quando si parla di lupi è importante partire dai dati e dal quadro scientifico disponibile, evitando percezioni distorte o narrazioni emotive che spesso accompagnano questi animali.
L’ISPRA è l’ente pubblico nazionale di riferimento tecnico-scientifico per l’ambiente. Svolge attività di ricerca, monitoraggio e supporto alle istituzioni su biodiversità, fauna selvatica e conservazione, fornendo linee guida e pareri tecnici a Ministeri, Regioni ed enti territoriali.
In un recente articolo, ISPRA segnala, su scala nazionale e su una popolazione in espansione, che nel periodo 2017–2024 le segnalazioni di situazioni di criticità legate al lupo sono in aumento e che sono stati identificati 7 individui con atteggiamenti aggressivi verso l’uomo, per un totale di 19 aggressioni non letali (di cui 11 attribuite allo stesso individuo). Numeri molto contenuti, ma utili per comprendere il meccanismo con cui possono svilupparsi queste situazioni e perché sia importante intervenire prima che l’abituazione si consolidi e si trasformi in vera confidenza verso le persone.
Per interpretare correttamente questi dati è fondamentale distinguere tra pericolo e rischio. Il pericolo è la capacità potenziale di causare un danno, e un grande carnivoro come il lupo può teoricamente provocare danni gravi. Il rischio, invece, è la probabilità che quel danno accada realmente. In Italia, per quanto riguarda il lupo, il rischio di aggressioni rimane estremamente basso: non si registrano casi di aggressioni letali da oltre un secolo e gli episodi non letali documentati negli ultimi anni sono stati pochissimi.
Questo non significa banalizzare o negare i problemi, ma mettere i dati nella giusta prospettiva: il rischio zero non esiste in nessun contesto e nella vita quotidiana conviviamo con pericoli e probabilità di danno spesso molto più elevate di quelle legate alla presenza dei lupi.
Attacchi mortali di cani in Italia (2009-2025)
Iarussi, F.; Sessa, F.; Piccirillo, S.; Francaviglia, M.; Recchia, A.; Colella, A.; Bolcato, M.; Salerno, M.; Peli, A.; Pomara, C. Fatal Dog Attacks in Italy (2009–2025): The Urgent Need for a National Risk Registry. Animals 2025, 15, 3523. https://doi.org/10.3390/ani15243523
Fonti:
SOCCORSO IN MONTAGNA (CNSAS) https://news.cnsas.it/disponibili-i-dati-2024-delle-attivita-del-soccorso-alpino-e-speleologico/
INCIDENTI STRADALI – ISTAT https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/07/REPORT_INCIDENTI_STRADALI_2024.pdf
INFORTUNI MORTALI IN AGRICOLTURA https://disaapress.unimi.it/le-vittime-trasparenti-del-lavoro-agricolo/
INCIDENTI IN ATTIVITÀ VENATORIA – Università di Urbino (dati annuali ufficiali)
https://www.uniurb.it/comunicati/47252
https://www.uniurb.it/comunicati/48401
Per comprendere meglio la scala dei rischi è utile fare qualche confronto, anche visivo (nelle immagini sopra). Nel 2024 il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha registrato 466 decessi in ambiente impervio. Nello stesso anno l’Università di Urbino riporta 14 morti e 34 feriti legati all’attività venatoria (escludendo malori, cadute e atti intenzionali o illeciti). Uno studio ha inoltre ricostruito 54 attacchi mortali da cani in Italia tra il 2009 e il 2025. E, su una scala ancora diversa, gli incidenti stradali in Italia causano ogni anno migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti. Il punto non è “banalizzare” o negare i problemi: è ragionare correttamente su pericolo e rischio. Il rischio zero non esiste in nessun contesto. Molte attività che scegliamo di fare e molte presenze con cui conviviamo, dalla montagna alla strada, fino agli animali domestici, comportano rischi reali, anche importanti. Eppure li accettiamo perché sappiamo che la soluzione non è eliminarli, ma ridurli con regole, prevenzione e buone pratiche.
In montagna ci si attrezza: si valuta meteo e itinerario, si portano casco, ramponi o kit di emergenza, si rispettano limiti e condizioni. Con i cani esistono obblighi e buone norme: guinzaglio, custodia adeguata, gestione in sicurezza in presenza di persone o altri animali. Non perché “i cani siano cattivi”, ma perché anche un animale domestico può più facilmente causare incidenti e ferite quando non è gestito correttamente.
Lo stesso ragionamento vale per il lupo, con una differenza fondamentale: il lupo è un animale selvatico e la sua diffidenza naturale verso l’uomo è un elemento di sicurezza che va mantenuto. È vero che il rischio di aggressione nei confronti delle persone è molto basso, ma resta un grande carnivoro potenzialmente pericoloso: proprio per questo è essenziale evitare che abituazione e confidenza si consolidino.
Sul caso della lupa di Novi Ligure la Regione Piemonte e tutti gli Enti coinvolti hanno agito tempestivamente: prima monitoraggio e valutazione della criticità, poi intervento secondo un percorso tecnico definito Protocollo ISPRA per l’identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti, fino alla scelta della rimozione e della presa in carico dell’animale che resterà captivato a vita. Dopo un attento monitoraggio è stato valutato che non vi fosse margine per gli interventi graduali previsti dal protocollo (rimozione degli attrattivi, dissuasione, o cattura e traslocazione in altra area): la diffidenza verso le persone era già compromessa e le opzioni graduali non sarebbero state efficaci, spostando semplicemente il problema altrove.
I casi di criticità sono rari rispetto alla popolazione complessiva di lupi, ma esistono e possono aumentare dove aumentano le opportunità. L’espansione della specie e l’uso di contesti più antropizzati aumentano le possibilità di incontri e interazioni con le persone. In più ci sono prede selvatiche come nutrie e cinghiali che vivono vicino o all’interno di paesi e città. E soprattutto ci sono le risorse alimentari che noi rendiamo disponibili: rifiuti, scarti, cibo per animali domestici lasciato accessibile, smaltimenti zootecnici impropri. La presenza di risorse facili e abbondanti rende vantaggioso avvicinarsi a noi e alle nostre strutture: questo erode la diffidenza verso le persone (un tratto tipico della specie) e può portare a comportamenti confidenti e poco tollerabili, come predazioni su cani o gatti nei cortili, fino ad avvicinamenti alle persone e, nei casi più gravi, ad aggressioni. Per ridurre davvero rischi e conflitti servono due piani che devono andare di pari passo. Il primo è prevenzione e informazione capillare sulle buone norme e sui comportamenti corretti (rifiuti e attrattivi, alimentazione, gestione degli animali domestici, buone norme comportamentali in caso di incontro) attraverso una comunicazione strutturata dagli enti competenti, continua, chiara e coerente su tutto il territorio nazionale.
Il secondo è la capacità di intervenire quando si manifesta una criticità: squadre specializzate, formate e operative, con tempi rapidi e con un approccio “a piramide” previsto dal protocollo ISPRA, dall’eliminazione degli attrattivi alla dissuasione dove possibile, fino a cattura e rimozione. Ma la verità è che in Italia tutto questo non accade in modo sistematico. In quasi tutte le regioni manca un monitoraggio solido e continuativo e, soprattutto, non esiste una capacità operativa pronta per gestire le criticità: risorse limitate, procedure poco chiare, personale insufficiente o non formato. Risultato: si rimanda e si aspetta, mentre queste situazioni richiedono rapidità. Nel frattempo il comportamento si consolida, la percezione di insicurezza cresce, il conflitto si accende e si apre spazio a strumentalizzazioni e al fai da te.
E quando lo Stato non interviene in modo credibile e tempestivo, di fatto lascia che la “gestione” venga risolta altrove. È un fallimento per i cittadini, per chi lavora seriamente sulla coesistenza e soprattutto per i lupi. Quando manca una gestione pubblica trasparente e basata su criteri, si finisce spesso per delegare di fatto al bracconaggio: una “gestione” illegale, indiscriminata e dannosa. Per questo l’intervento piemontese è un esempio da seguire. Servono risorse e strumenti perché questo approccio diventi la norma: se non si investe su informazione, prevenzione, capacità di intervento, e trasparenza, continueranno a crescere conflitti e strumentalizzazioni, a discapito di una specie fondamentale per i nostri ecosistemi, che abbiamo il dovere di conservare per noi e per le future generazioni ma anche delle comunità che volenti o nolenti con i lupi ci devono coabitare.
Come Io non ho paura del lupo lavoriamo ogni giorno per la conservazione della specie e per ridurre i conflitti con le attività umane. Per questo chiediamo con chiarezza a politica, enti e Regioni un cambio di passo: monitoraggio continuativo e aggiornato, dati pubblici e trasparenti, informazione capillare alla cittadinanza; gestione delle criticità secondo i protocolli ISPRA con squadre formate e realmente operative; valutazione dell’ibridazione lupo–cane e interventi mirati a ridurla (in larga parte applicando con coerenza norme già esistenti); contrasto vero e credibile al bracconaggio, con controlli, indagini e conseguenze reali. L’illegalità non può essere la “gestione” di fatto.
Come associazione vogliamo fare i complimenti alla Regione e a tutti gli Enti coinvolti per la rapidità e per la gestione laica di una situazione delicata. È esattamente così che si riducono rischi, paure, strumentalizzazioni e “fai da te”.
Ricordiamo infine che, quando si verificano situazioni di criticità, è importante che i cittadini segnalino e facciano denuncia alle autorità competenti. In tutta Italia, per qualunque emergenza o situazione urgente, si chiama il 112: sarà poi il Numero Unico per le emergenze a indirizzare la segnalazione ai canali corretti. Segnalare e denunciare è essenziale per permettere interventi tempestivi e coordinati: se le criticità restano solo “raccontate” o affidate ai social, spesso non attivano procedure e responsabilità operative.
Qui potete trovare l’articolo completo con ricostruzione e dettagli operativi delle Aree Protette Appennino Piemontese sul caso della lupa catturata a Novi Ligure.
https://www.areeprotetteappenninopiemontese.it/2025/02/27/lupa-catturata-a-novi-ligure-dal-monitoraggio-allintervento-sul-campo/

