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La sera di lunedì 22 Giugno nei boschi del Monte Peller in Trentino, due uomini, padre e figlio, si sono imbattuti in un esemplare di orso. Secondo il racconto dei malcapitati il giovane si stava inoltrando lungo un sentiero, seguito a poca distanza dal padre, quando improvvisamente si è trovato a tu per tu con l’orso. Caduto a terra, è stato sormontato dall’animale e a quel punto la reazione del padre è stata quella di scagliarsi contro il plantigrado riportando la ferita di una gamba in più punti.
Una volta che l’orso è scomparso i due si sono recati per le opportune cure presso l’ospedale di Cles dal quale sono stati successivamente dimessi.
In seguito a questo episodio dalla provincia di Trento è stata immediatamente emessa una richiesta di abbattimento, senza che però, al momento della richiesta, sia stata nota la stessa identità dell’orso colpevole dell’incontro o eventuali esiti di analisi genetiche per chiarire ulteriormente l’episodio.

 Proprio lo stesso giorno, dall’altra parte del mondo, esattamente nel Parco di Yellowstone, una turista di 37 anni veniva anch’essa ferita da un altro orso, un grizzly femminaIn seguito a questo attacco le autorità statunitensi hanno comunicato che <<dalle dichiarazioni della persona ferita, questo sembra essere un tipico caso di un orso grizzly madre che protegge la sua prole a seguito di un incontro ravvicinato>> inoltre le autorità che si occupano della gestione dell’orso nell’area hanno specificato che <<questo orso mostrava un comportamento protettivo naturale per il suo cucciolo, quindi non verrà intrapresa alcuna azione contro l’orso e diversi percorsi nell’area saranno chiusi momentaneamente al pubblico per dare il tempo alla famiglia di grizzly di allontanarsi>>. 

Due approcci diametralmente opposti che aprono diversi interrogativi e danno spunti per alcune riflessioni: accostando questi due episodi alcuni forse penseranno che il paragone “Trentino VS Yellowstone” sia azzardato, eppure le due aree hanno moltissimo in comune tra di loro, a cominciare dal valore del turismo per il territorio, fetta fondamentale del loro fatturato annuale, sono entrambe terre marginali, con contesti a volte difficili per quanto riguarda le opportunità di sviluppo, hanno entrambe parchi naturali di grande rilievo e ospitano entrambi, in proporzione ed in base alle caratteristiche del loro territorio, animali selvatici che inevitabilmente possono venire in conflitto con le attività dell’uomo che da questo sono stati reintrodotti negli anni 90 con opportuni progetti: il lupo a Yellowstone e l’orso in Trentino.
Quanto accaduto nei giorni scorsi apre quindi per l’ennesima volta una profonda discussione sulla presenza dell’orso nelle Alpi, discussione mai sopita in realtà e animata nei mesi scorsi non solo dal dibattito relativo alle vicende dell’orso M49, ma anche dal continuo approccio sui temi legati ai grandi carnivori da parte della giunta in carica, spesso molto critica sulla presenza di orso e lupo sul territorio provinciale.

Questo approccio è a nostro avviso assolutamente incompatibile con quella che è la realtà del Trentino: un territorio per oltre il 60% coperto da boschi dove la natura, seppur in contesti rurali spesso piuttosto antropizzati, non può fare a meno dalla presenza dei grandi carnivori che la rendono non solo “autentica” ma che in essa rappresentano una presenza necessaria per il funzionamento dell’ecosistema il quale ha necessità di queste specie, dette “specie ombrello” la cui conservazione indirettamente influisce in maniera positiva sulla conservazione di molte altre.
Inoltre questi animali dal forte simbolismo culturale sono un’attrazione turistica che ha la necessità di esistere in questi luoghi a prescindere dal suo “sottostare” alla volontà dell’uomo. Pensare dunque, come più volte sentito in questi giorni, che esista una “soglia” oltre la quale non ci debbano essere più orsi (o lupi) sul territorio della Provincia Autonoma di Trento è l’antitesi stessa della biodiversità: un “selvatico ma non troppo” che rischia di diventare un boomerang sia per il turismo, fiore all’occhiello del territorio, sia per la popolazione che la abita in quanto non sarà la possibilità di avere meno orsi sul territorio a far si che in futuro non accadano più incontri tra essi e l’uomo.

In questi giorni si è dunque parlato tantissimo di questo nuovo caso e il coro, al quale si unisce anche la nostra associazione è unanime: non si può reclamare, in questi tempi e in questi modi la volontà di rimuovere un esemplare del quale non solo non si conosce ancora nulla, ma che è probabilmente ritenuto “colpevole” di aver fatto ciò che rientra perfettamente nell’etologia della sua specie: proteggere i propri piccoli, nel caso si fosse trattato di una femmina con cuccioli oppure di allontanare un estraneo da un incontro improvviso e probabilmente troppo ravvicinato come potrebbe trattarsi nel caso ci si fosse trovati davanti ad un maschio, un giovane o un qualunque altro esemplare di orso. Continuare a pretendere che gli orsi non facciamo gli orsi e i lupi smettano di essere lupi è un atteggiamento che non può più essere tollerato ed occorre intraprendere azioni concrete che risolvano i problemi, evitando però di nasconderli velocemente sotto lo zerbino per paura di affrontarli in maniera non letale, fornendo soluzioni che spesso sembrano essere delle bandiere elettorali per una fetta, sempre minore, di popolazione che avrebbe bisogno più di informazione continua sull’orso che di soluzioni che non risolvono realmente i problemi. Inoltre, e questo è un comune denominatore a tutto il nostro paese, occorre cominciare a vivere il bosco accettando che al suo interno ci possano essere dei pericoli che sfuggono al nostro controllo e che di esso rappresentano forse la vera essenza che spesso ci si ostina a voler  “domare” secondo la nostra volontà o le nostre esigenze.

Nello spirito che anima la nostra associazione ci siamo quindi presi del tempo per riflettere su quanto accaduto e abbiamo valutato, alla luce degli ultimi anni di gestione alcune idee che possano essere un spunto positivo per la conservazione dell’orso, ma anche del lupo, al fine di sviluppare delle idee concrete da questo episodio sicuramente poco positivo, specie nei confronti dei malcapitati al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà.
Abbiamo così elaborato 5 semplici idee che inviamo, non solo alle autorità preposte, ai parchi coinvolti, alle associazioni ambientaliste e ai portatori di interesse, ma che pubblichiamo con l’augurio di ricevere le vostre riflessioni e migliorarle con un approccio inclusivo di tutti coloro che nel bene e nel male vivono questo territorio.

– REVISIONE E ATTUALIZZAZIONE DEL PACOBACE
Il PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la Conservazione dell’Orso Bruno sulle Alpi Centro-Orientali) è il riferimento per la gestione dell’Orso bruno (Ursus arctos) per le Regioni e le Provincie autonome delle Alpi centro-orientali.
Tale Piano, redatto da un tavolo tecnico interregionale costituito da Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Regioni Friuli Venezia Giulia, Regione Lombardia, Regione Veneto, Ministero dell’Ambiente e ISPRA, è stato formalmente adottato dalle Amministrazioni territoriali coinvolte e approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con Decreto direttoriale n. 1810 del 5 novembre 2008 con una successiva modifica nell’estate del 2015.
Nel documento è disponibile una tabella che riporta il grado di problematicità dei possibili comportamenti di un orso e le relative azioni da intraprendere ma, alla luce degli ultimi fatti e sull’esperienza maturata nella gestione dell’orso in molti paesi europei ed extra-europei occorrerebbe aggiornate il piano approfondendo molti aspetti al suo interno contenuti, allo scopo non solo di evitare che lo stesso piano diventi una specie di lasciapassare incontestabile per intraprendere qualunque azione senza averla prima approfondita e compresa, ma che si consideri l’origine dei comportamenti riscontrati da presunti animali problematici nel rispetto dell’etologia della specie: es. un’orso che attacca deliberatamente un uomo senza apparenti cause può essere certamente classificato come orso problematico, un’orsa che difende la propria prole durante un incontro improvviso non può essere definita problematica in quanto agisce entro quelle che sono le caratteristiche note della specie e come tale non può essere rimosso. 

– CHIUSURA TEMPORANEA DELLE AREE DI PRESENZA DI FEMMINE CON PROLE
Che siano all’interno di un Parco Naturale o meno la chiusura temporanea totale o parziale al pubblico delle aree interessante dalla presenza delle femmine con cuccioli è un’azione importante che ha il duplice compito di tutelare l’uomo e la conservazione dell’orso, eppure in Trentino questa corretta abitudine, spesso praticata altrove con successo è, da quanto ci risulta, una rarità, sia fuori che dentro i parchi.
Nemmeno sul Monte Peller è stata intrapresa questa azione, eppure, in linea di principio, avendone richiesto l’immediato abbattimento, l’orso responsabile dell’attacco dei giorni scorsi potrebbe colpire nuovamente considerato che chiunque è libero di frequentare quegli stessi boschi senza alcuna limitazione.
Basti pensare che il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise non solo provvede a chiudere le zone dove femmine pacifiche sono solite stazionare con i cuccioli, ma provvedere a chiudere durante i mesi di alta stagione turistica alcuni sentieri importanti per non arrecare disturbo all’orso Marsicano.
Perchè in Trentino ci si limita a segnalare le aree di presenza delle femmine con cuccioli e non si provvedere a chiudere o a limitare, per quei mesi estivi particolarmente problematici il transito in queste aree? 

– FAVORIRE LA MOBILITA’ DELLA SPECIE SULL’ARCO ALPINO
La maggior parte della popolazione di orso trentina è concentrata in una parte del territorio provinciale a ovest della città di Trento, attorno al massiccio del Brenta.
Questo è dovuto principalmente alla ridotta mobilità delle femmine che nel corso della vita tendono a gravitare nella stessa area e a discapito dei maschi che spesso, anche allontanandosi per centinaia di chilometri da queste aree alla fine finiscono per tornare indietro in quanto altrove la totale assenza di femmine non permette alla popolazione di espandersi.
La possibilità di favorire lo spostamento e l’allargamento degli homerange della popolazione potrebbe essere la vera iniziativa che potrebbe creare una naturale “soglia” di presenza in provincia.
Come? Non è facile immaginare un’azione del genere senza un concerto di intenzioni su scala extra-regionale ed europea, ma l’importanza di questa azione non è solo volta all’allargamento della popolazione sul territorio alpino, ma anche alla conservazione dell’attuale popolazione che ad oggi, con questo mantenimento territoriale va certamente incontro a problemi genetici che potrebbero comprometterla seriamente. 

– LIBERALIZZAZIONE DELLA VENDITA DI (VERO) SPRAY ANTI ORSO
Anche di questo tema si è parlato tantissimo, e per quanto esso possa sembrare complesso la possibilità di poter acquistare un semplice spray che possa aiutare in caso di incontri ravvicinati potrebbe essere d’aiuto per favorire l’accettazione, specie tra quelle categorie che lavorano o vivono costantemente all’interno dei boschi.
Inoltre questa liberalizzazione del vero spray anti-orso e non di quello al peperoncino per la difesa personale dovrebbe essere associata ad un percorso formativo che potrebbe prevedere la possibilità d’acquisto solo da parte di chi è stato formato al suo utilizzo: cacciatori, fungaioli, guide, taglialegna potrebbero giovare della possibilità di allontanare in maniera non letale un orso durante le loro attività, evitando così interazioni problematiche.
Inoltre ci sono diversi studi che testimoniamo come questo metodo sia efficace, cosa si aspetta a permetterne la vendita? 

– INSTITUZIONE DI UN ORGANO INDIPENDENTE PER L’ORSO E IL LUPO SULLE ALPI
Nei giorni scorsi si sono susseguiti innumerevoli pareri, petizioni, analisi e punti di vista differenti, eppure la conservazione dell’orso nell’area alpina non può prescindere dalla nascita di un organismo libero da condizionamenti politici che possa essere una voce autorevole per il tema orso. Sia esso un consiglio di varie associazioni o un semplice tavolo di confronto che sia veloce nell’agire e competente nelle tematiche, esso non può non includere al suo interno anche voci che apparentemente possono sembrare distanti dalla conservazione dell’orso ma che invece, a parer nostro sono fondamentali come il mondo venatorio o quello micologico, al fine di creare un dialogo coeso e corale che lavori per l’orso in maniera autorevole e che sappia dialogare con le istituzioni chiamate a gestirlo.

Queste sono solo alcune delle nostre idee, e tante ancora potrebbero essere scritte.
Se hai delle idee concrete contattaci qui.

 

 

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