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L’aquila (Aquila chrysaetos) è in espansione sull’Appennino settentrionale e alcune coppie sono note e conosciute, ma in diverse zone ad oggi non è chiaro se la regina del cielo sia presente o meno.
Per molti anni sono state cercate le aquile in alta val Taro senza che però sia sia riusciti ad appurare la presenza nè di una coppia stabile né la nidificazione.

Il territorio dell’alta valle del Taro in Appennino parmense oltre ad avere un’orografia complessa ha relativamente pochi siti idonei alla nidificazione di questo maestoso rapace, ma i numerosi avvistamenti di aquile, spesso in coppia, avuti negli anni passati durante le nostre attività di monitoraggio ci hanno incoraggiato e reso speranzosi sulla possibile presenza di una coppia: così dall’inizio di quest’anno abbiamo deciso di fare le cose sul serio.

Da gennaio abbiamo così iniziato un’intensa attività di osservazione con molte uscite in contemporanea, ovvero tante persone in diverse posizioni, mediamente una ogni 2/3 km in linea d’aria, per riuscire ad avvistare le aquile e seguire i loro voli.
Sicuramente l’orografia del territorio non ci ha aiutato nelle osservazioni, così come la nostra poca esperienza sul tema.
La verità è che non è affatto semplice avvistare le aquile ed è più facile, una volta agganciate col binocolo, perderle velocemente di vista perché spariscono dietro ad un crinale o perché volano talmente radenti da confondersi con la vegetazione, oppure può capitare di vederle a pochi metri, all’improvviso,  sentendo il loro richiamo senza averle viste arrivare.
Sappiamo che sembra impossibile faticare a vedere degli uccelli che hanno oltre due metri di apertura alare, ma vi assicuriamo che succede spesso, e forse è anche questo a renderle così affascinanti.

In foto: adulti osservati tra gennaio e febbraio

Grazie alle tante uscite sul campo, osservazioni in contemporanea e in solitaria ed al prezioso contributo del Professor Ubaldo Ricci e del GAAS (gruppo Aquile Appennino Settentrionale) riguardo i comportamenti degli individui e i confini territoriali delle altre coppie conosciute in territorio ligure, abbiamo iniziato a ricostruire e comprendere che le aquile osservate in questi mesi di ricerca sono una coppia territoriale dell’alta val Taro.
Per noi questa è stata una grande vittoria, alla quale mancava però forse la cosa più importante e quella nella quale più speravamo, cioè che la coppia avesse nidificato.

In foto: adulto

Il periodo del lockdown ci ha messo i bastoni tra le ruote perché è coinciso proprio con il periodo della preparazione dei nidi e della cova.
Abbiamo così puntato sulle osservazioni estive, sperando di riuscire ad avvistare le aquile con un trasporto preda che ci avrebbe confermato la presenza di un nido con un aquilotto da sfamare, ma nonostante diversi tentativi dove abbiamo visto la coppia, non abbiamo purtroppo mai visto quello in cui speravamo: un possibile sito di nidificazione.
Quelli possibili, visto che le aquile prediligono pareti rocciose a quote altimetriche inferiori rispetto ai loro territori di caccia, li abbiamo davvero osservati in tutti i modi e da ogni angolazione, senza però mai trovare nulla.

In foto: un adulto osservato a fine giugno

Ragionando molto abbiamo ipotizzato che forse questa coppia non nidifica su parete rocciosa ma su albero (sono noti altri casi in appennino) e che era possibile fosse questa la ragione per la quale non siamo mai riusciti a trovare il nido, concentrati com’eravamo a controllare tutte le zone di rocce presenti.
In luglio la conferma che i nostri sospetti erano fondati: durante un transetto per il monitoraggio del lupo abbiamo trovato un nido su un abete.
Un nido immenso di oltre due metri di diametro, sicuramente non utilizzato più da tempo, ma era la prova che la coppia di aquile dell’alta val Taro sa nidificare su albero.

In foto: il nido su albero non più utilizzato

Tra metà luglio e fine luglio gli aquilotti sono pronti a lasciare il nido e si involano, e questa era la nostra altra possibilità, l’ultima che avevamo per vedere volare insieme agli adulti il giovane dell’anno (facilmente identificabile per le ampie macchie bianchi presenti sulle ali e sulla coda) ed accertare la riproduzione della coppia.
E finalmente, quando forse non ci credevamo più, visto che per tutto il mese di agosto i tentativi di avvistare il giovane erano falliti, il 27 settembre, abbiamo avuto la conferma e la certezza che la “nostra” coppia di aquile ha portato a termine con successo la nidificazione!
Abbiamo potuto osservare la giovane aquila insieme ad un genitore sorvolare per diversi minuti il cuore del loro territorio.
Buona fortuna giovane aquila reale dell’alta val Taro!

In foto adulto osservato insieme al giovane

Foto sopra e sotto: il giovane dell’anno
 Tutte le fotografie: Daniele Ecotti

Un grazie speciale a: Simone Giosso, Ludovica Barbieri, Cristiana Scolaro, Maria Chiara Valenti, Carlo Raineri, Andrea Leva, Alessandro Barbieri, volontari attivi di Io non ho paura del lupo che hanno partecipato alle contemporanee, a Guido Sardella, socio fondatore e ornitologo con cui abbiamo messo a punto le strategie di ricerca ed effettuato tante uscite sul campo. Un ringraziamento ad Alberto Testaquadra ed Emanuele Fior per la partecipazione ad alcune contemporanee a Franco Roscelli per la partecipazione alle contemporanee e per tutte le segnalazioni fatte, ed infine un grazie ancora a GAAS (gruppo Aquile Appennino Settentrionale), in particolare al professor Ubaldo Ricci, per la collaborazione e lo scambio di informazioni riguardo i comportamenti degli individui e i confini territoriali delle altre coppie conosciute, rapporto che Io non ho paura del lupo spera di intensificare nei prossimi anni.

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