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Quello dei lupi abituati alla presenza umana è un problema nuovo nel nostro paese, i cui casi ad oggi si contano sulle dita di una mano, ma non per questo è da sottovalutare.
Esso rappresenta un enorme minaccia per la conservazione del lupo, ed è facilmente immaginabile che in futuro questi casi saranno sempre più frequenti.
Come sempre l’uomo ha responsabilità enormi su questi comportamenti, in quanto spesso è esso stesso a condizionare gli animali selvatici attraverso azioni e atteggiamenti sbagliati.

Lo abbiamo detto allo sfinimento: non si da cibo agli animali selvatici, specialmente ai grandi carnivori che se alimentati, in modo diretto o indiretto, si possono abituare alla presenza umana smettendo di averne timore e diventando potenzialmente pericolosi.
Un famoso detto americano dice “a fed bear is a dead bear” (un orso a cui viene dato del cibo è un orso morto).
Lo stesso vale per il lupo e per tutti gli altri selvatici, con l’enorme differenza che nel nostro paese un animale alimentato, il cui comportamento è totalmente difforme dalla sua natura diventa spesso “un mito” per l’opinione pubblica, mentre negli Stati Uniti non si va per il sottile ed un animale confidente viene prima ucciso e successivamente la responsabilità di questo terribile gesto viene trasferita sulla comunità, rea di aver creato l’ennesimo animale confidente che ha trovato la morte per colpa dei comportamenti sbagliati dell’uomo: ci spiace dirlo, ma preferiamo che sia così, è brutale, ma serve ad educare la gente che in qualche modo finisce per sentirsi responsabile che un animale selvatico non diventi “abituato” all’uomo.

In questo contesto culturale sono molte le storie che si potrebbero citare, alcune decisamente complesse, come il caso della lupa di Potenza.

Per chi non la concesse, si tratta di una lupa femmina che era solita muoversi indisturbata nei dintorni della città di Potenza, alla ricerca di cibo, poco o nulla timorosa della presenza umana, avvistata ripetutamente per diverso tempo.
La causa di questo comportamento anomalo è ipotizzabile nell’aver ricevuto direttamente o indirettamente cibo dall’uomo.
A causa di questo comportamento anomalo la lupa è stata di recente catturata e rilasciata ben due volte, la seconda dopo essersi addirittura accoppiata con un cane domestico e dopo aver continuato, a quanto emerge, a frequentare il contesto urbano.
Questa vicenda ha acceso molti dubbi e tante domande sono venute a galla.

 

Abbiamo davvero la necessità di avere una lupa dichiaratamente confidente che si muove in un contesto urbano?
Ma davvero la volontà di rimuovere dal territorio un animale del genere si scontra con un’opinione pubblica che in Italia vede un lupo con la stessa empatia del proprio cucciolo di casa e non comprende invece la natura selvatica di questa specie e le responsabilità che essa richiede?

Sono domande complesse che necessitano di risposte a più livelli, ma è anche vero che questo protezionismo sfrenato porge il fianco a chi critica la gestione del lupo nel nostro paese, che appare, nei casi critici, sempre e comunque dalla parte del lupo senza se e senza ma.

Sia chiaro, chi scrive sta “dalla parte del lupo” senza alcun dubbio, tutta la nostra associazione lo è, ma è anche innegabile che episodi come questo, in cui un animale confidente sia ancora in giro perchè non c’è la volontà di collocarlo altrove o, diciamolo chiaramente, ucciderlo, finisce per far vacillare anche il mio di cuore.
Inoltre, questo tipo di gestione, secondo noi, si riflette su tutta la popolazione di lupo in Italia, che finisce per apparire agli occhi dei suoi detrattori o dei semplici ignoranti sul tema come una mandria di animali ibridi e confidenti che vagano per i paesi a mangiare i croccantini dei gatti.

Lo stesso dicasi per il povero orso M49 di cui molti ormai si sono dimenticati ma che è nei nostri pensieri e nelle nostre discussioni quotidianamente: mentre leggete, l’orso è ancora rinchiuso dentro un box di cemento di qualche metro quadrato, costretto lì dentro sia dalla mancanza di scelte gestionali sulla lunga distanza a più livelli, sia da un putiferio mediatico che ha finito per nuocere solo al plantigrado.
Sono in molti a pensare, me incluso, che ad un magnifico animale del genere rinchiuso a vita dentro un box di cemento preferirebbero un orso morto. forse più dignitosamente, tra i suoi verdi boschi Alpini: una fine amara, ma un’alternativa più affine al suo spirito.

Questo è il motivo per cui la questione è complessa, e sicuramente non facile da amministrare: prendere decisioni è difficile, ma creare cultura su questi temi lo è molto di più, e anche noi viviamo sentimenti contrastanti con la certezza però che tutte le polemiche vadano evitate.

In questo contesto inoltre, le cose possono complicarsi ulteriormente e bisogna fare le opportune distinzioni: avete visto questo video del lupo che ulula tra le case a L’Aquila uscito qualche giorno fa?
Un magnifico esemplare, alle prime ore del giorno, ulula con vigore mentre un cellulare lo filma a due passi dalle abitazioni.
Bene, queste immagini saranno sempre più frequenti in futuro, ma c’è anche da dire che queste sono l’assoluta normalità in un paese dove il lupo prende sempre più spazio e dove l’uomo è quasi ovunque: esattamente come i lupi confidenti, saranno purtroppo sempre di più perché la fuori ci sarà sempre qualcuno pronto a dare loro del cibo.

Per il futuro diventerà sempre più prioritario avere gli strumenti per comprendere la differenza tra atteggiamenti “normali” e “confidenti” e potere agire oltre che sulle cause anche su eventuali individui problematici in modo efficace e tempestivo.
La politica deve avere fiducia nelle indicazioni date dai ricercatori e il coraggio di trasformarle in normative, avendo il coraggio di farsi da parte.

Concludendo, questo post provocatorio vuole provare a smuovere gli animi, perché non siamo d’accordo sul rilascio della lupa di Potenza e più in generale vogliamo ragionare in un’ottica in cui occorre favorire le popolazioni più che un singolo individuo.
Ci rendiamo conto che per molti è un discorso assurdo, ma per molti è l’assoluta normalità quando si ha una determinata preparazione su temi naturalistici.
A volte le scelte dolorose possono responsabilizzare, sempre che si scelga di agire, e per prenderle occorre cambiare modo di pensare a questi magnifici animali selvatici con cui abbiamo la fortuna di condividere boschi, foreste e pianure.

 

Foto in evidenza di Fabio Quinto