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Per rispondere a questa domanda è prima necessario fare alcune precisazioni e spiegare il significato del termine ibrido riferito al mondo animale, perché c’è molta confusione e strumentalizzazione a riguardo.

Ibrido è quell’individuo generato dall’unione di due animali appartenenti a specie o sottospecie diverse che ha caratteristiche genetiche e spesso anche morfologiche intermedie rispetto alle specie parentali.
Un individuo ibrido di prima generazione è anche definito F1.
Ecco un esempio di due animali Ibridi di prima generazione: il Bardotto, generato dall’accoppiamento tra un cavallo maschio e una femmina di asino, e il Mulo, ibrido nato dall’incrocio tra asino maschio e cavallo femmina.

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Ibrido F1 Mulo
Di Juan R. LascorzOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

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Ibrido F1 Bardotto
Di RagesossOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

Quando l’unione avviene tra due individui di specie diverse (interspecifica) come il cavallo e l’asino, genera solitamente prole sterile e il processo di ibridazione si ferma immediatamente all’ibrido F1 che non potrà trasferire caratteristiche ad altri individui perché non in grado di riprodursi.
Quando invece l’unione avviene tra individui appartenenti alla stessa specie ma sottospecie diversa (intraspecifica) generalmente gli ibridi di prima generazione F1 sono fertili e potranno a loro volta riprodursi con una o entrambe le specie parentali di origine, diventando il mezzo per il passaggio di geni: questo fenomeno è definito introgressione e gli individui sono definiti ibridi introgressi o più semplicemente introgressi.
L’introgressione ha una potente forza evolutiva perché può introdurre nuove caratteristiche alla specie di origine.
Quando avviene in assenza di condizionamenti di origine antropica, ovvero causati dall’uomo, è un processo del tutto naturale che esiste da sempre e che ha avuto molto probabilmente un ruolo fondamentale per l’evoluzione di moltissime specie.
L’ibridazione è antropogenica, cioè causata dall’uomo, quando l’incrocio avviene tra specie domestiche e selvatiche, come per esempio tra maiale (Sus scrofa domesticus L.) e cinghiale (Sus scrofa scrofa) e quando di conseguenza interviene nel modificare il naturale isolamento riproduttivo tra specie o sottospecie. 
Introduzioni, soprattutto a scopo venatorio, fughe di animali da allevamenti, liberazioni più o meno accidentali, sono tipiche situazioni che immettono in ambiente delle specie o sottospecie non presenti originariamente, quindi possibilmente causa di numerosi problemi, tra cui quello dell’ibridazione con specie autoctone, ovvero evolutesi in quei luoghi e presenti allo stato selvatico.
Alla specie lupo appartengono diverse sottospecie selvatiche: in Eurasia ne sono presenti tre: il Canis lupus lupus (lupo grigio) presente in gran parte dell’Europa, in Norvegia e Asia, Il Canis lupus italicus (lupo appenninico) presente in Italia e in espansione in Europa e il Canis lupus signatus (lupo iberico) presente nel nord del Portogallo e nord ovest della Spagna.

CANIS LUPUS ITALICUS – Foto di Stefano Manfredini

CANIS LUPUS LUPUS  – Foto di Stefano Manfredini

CANIS LUPUS SIGNATUS – Foto di Stefano Manfredini

Grazie alla capacità di dispersione del lupo, in grado di compiere spostamenti anche di migliaia di chilometri, stiamo assistendo ad un fenomeno di ibridazione naturale tra lupi di sottospecie diverse: il Canis lupus italicus ed il Canis lupus lupus.
Nelle Alpi orientali individui di Canis lupus lupus, provenienti dall’Est Europa, si sono uniti ad individui di Canis lupus italicus, dando origine a nuovi branchi e ad individui ibridi F1 i quali re-incrociandosi con lupi dell’una o dell’altra sottospecie contribuiranno alla diffusione di nuovi geni nella popolazione.
L’incontro naturale tra queste due sottospecie selvatiche è un importante percorso evolutivo che permetterà di  migliorare la variabilità genetica della popolazione, con molte conseguenze positive che esulano dal presente articolo.
Vogliamo fare ancora un’altra considerazione, a nostro parere importante, sul significato comunicativo e non scientifico del termine ibrido che molto spesso viene utilizzato e percepito con accezione negativa,  portando le persone a pensare all’ibrido come a qualcosa di mostruoso e di completamente innaturale, quando al contrario si tratta di un processo già presente e frequente nelle dinamiche biologiche.

Arriviamo ora ad affrontare l’ibridazione lupo x cane, l’unione tra animale domestico e animale selvatico, fenomeno determinato e condizionato dall’uomo.

Il cane (Canis lupus familiaris) che appartiene alla stessa specie del lupo selvatico,  è una sottospecie domestica ottenuta attraverso il processo di domesticazione del lupo da parte dell’uomo avvenuto tra i 15.000 e i 30.000 anni fa.
L’unione tra lupo e cane genera ibridi di prima generazione F1 fertili.
Tutte le razze di cani, dall’alano al chiwawa, hanno come antenato il lupo.
E’ stato l’uomo che, attraverso innumerevoli incroci e re-incroci, ha dato vita al cane, per renderlo adatto alle proprie esigenze selezionando moltissime razze diverse tra loro per dimensioni, colori, ma anche per attitudini e caratteristiche.

Il lupo invece è il risultato di milioni di anni di evoluzione, durante i quali la selezione naturale lo ha reso esattamente quello che è, fissando nel suo patrimonio genetico le migliori caratteristiche adattive alla vita in natura. La grande preoccupazione di tutta la comunità scientifica riguardo al fenomeno dell’ibridazione lupo x cane  (selvatico con domestico) è quella di compromettere l’integrità genetica del lupo, col rischio di trasferire all’animale selvatico caratteristiche dell’animale domestico poco adattive alla specie selvatica, con conseguenze che potrebbero essere svantaggiose per il lupo: maggiore vulnerabilità a patologie alle quali è resistente, maggiore fertilità (il lupo ha un estro all’anno e il cane due) e, potenzialmente, anche minor efficienza come predatore, assumendo comportamenti più conflittuali con le attività umane. Ipotesi fondate, anche se attualmente senza riscontri.
Attualmente in Italia i dati sulla presenza di individui ibridi sono frammentati e disomogenei: sull’arco Alpino è stato rilevato un solo individuo ibrido in Piemonte, mentre nella provincia toscana di Grosseto il 52% della popolazione lupina è costituita da individui ibridi o introgressi.  

 

E’ importante comprendere quali siano le cause che originano l’ibridazione cane x lupo.

Nel nostro Paese l’ibridazione ha avuto un picco negli anni ‘90 del secolo scorso, periodo di grande espansione del lupo, ed è molto probabilmente avvenuta per l’elevato numero di cani vaganti*, randagi* o ferali* presenti su tutto il territorio, in concomitanza con la bassa densità di lupi.  Alcune femmine di lupo, invece di incontrare lupi maschi, hanno incontrato cani (vaganti, randagi o ferali) con i quali si sono riprodotte, dando origine a ibridi di prima generazione F1 nati e cresciuti in natura. La naturale dispersione degli individui ha poi contribuito a diffondere esemplari ibridi lontano dai territori di origine e le successive molteplici unioni tra ibridi F1 e lupi hanno dato origine a ibridi introgressi.

  • Cane vagante: animale con proprietario ma non custodito e libero di vagare
  • Cane randagio: animale senza proprietario che vive autonomamente ma abituato ed alimentato principalmente dall’uomo
  • Cane ferale: animale che vive in natura allo stato selvatico, si alimenta autonomamente  e che non ha contatti con l’uomo.

Attualmente i lupi sono diffusi in quasi tutto il paese e le probabilità che due individui di sesso opposto non si incontrino sono remote; tuttavia a causare nuovi casi di ibridazione possono subentrare altre motivazioni. La prima è sempre la stessa, ovvero la presenza di cani vaganti, randagi o ferali; la seconda è legata alla destrutturazione dei branchi generata da cause antropiche: bracconaggio ed incidenti stradali. Se per esempio in un branco di lupi viene ucciso il maschio dominante nel periodo di estro della femmina, questa potrebbe essere coperta da un cane, allevare i nuovi nati in natura e dare origine al problema che si trascinerà per molte altre generazioni; oppure, in caso di morte della coppia dominante, altre femmine del branco potrebbero andare in estro e riprodursi con dei cani.
Vogliamo sottolineare come anche il solo vagantismo canino incida sull’ibridazione cane x lupo. I cani vaganti sono quegli animali che hanno un proprietario e una casa ma che non sono custoditi. E di questi cani ce ne sono davvero moltissimi. Sono tanti i proprietari che lasciano piena libertà ai loro cani, i quali possono così allontanarsi dalla propria casa autonomamente in qualsiasi momento del giorno e della notte, interferendo profondamente sulle dinamiche naturali, disturbando la fauna, incontrando lupi e mettendo anche a rischio la loro stessa incolumità.

 

Quando un lupo è considerato ibrido?

Attualmente le analisi genetiche tradizionali riescono a rilevare il grado di introgressione fino ad un massimo di 5 generazioni. Ciò significa che se un lupo ed un cane si sono accoppiati ed i loro figli, nipoti e pronipoti si sono successivamente accoppiati unicamente con altri lupi, le tracce genetiche del cane saranno rilevabili solo fino a cinque generazioni dopo; successivamente la diluizione dei geni canini sarà talmente elevata all’interno di quelli lupini da far emergere solo questi ultimi, e quindi alla genetica risulterà essere un lupo puro.

Semplificando: un ibrido F1 presenterà, in media, il 50% di DNA di cane e il 50% di DNA di lupo. Se l’ibrido F1 si accoppia con un lupo, la loro prole (anche denominata “primo reincrocio”, in inglese “backcross 1”, o “BC1”) avrà circa il 75% di DNA di lupo e il 25% di  DNA di cane. Se un individuo della prole  BC1 si accoppierà con un lupo, darà vita ad individui (BC2) con 87.5% di DNA di lupo, poi (BC3) circa 94% di DNA di lupo, poi (BC4) circa 97%,  di DNA di lupo infine (BC5) quasi 99% di DNA di lupo.

Considerando la naturale variabilità  genetica dei lupi puri (nessuno è uguale all’altro), rende gli ibridi introgressi oltre le 5 generazioni di fatto indistinguibili dai lupi puri, salvo l’utilizzo di costose e complesse analisi genomiche. 

 

In cosa si differenziano gli ibridi cane x lupo dai lupi puri?

I lupi ibridi a volte possono presentare delle anomalie nell’aspetto (anomalie fenotipiche) ereditate dal cane, a volte invece presentano un aspetto identico ai lupi che alla genetica risultano puri (detti wild type, ovvero “fenotipo selvatico”). 

Sopra: Canis lupus italicus – lupo puro (wild type) Foto di Stefano Manfredini

Sopra: Ibrido – Con caratteristiche fenotipiche anomale – Foto Oasi Lipu Castel Guido
Sopra: Ibrido con caratteristiche fenotipiche selvatiche (wild type) Foto Oasi Lipu Castel Guido

E quando i lupi sono neri?

Il melanismo (mantello nero) è causato da una singola mutazione di un singolo locus genico che pare essere stata ereditata dal cane. Tale mutazione potrebbe essersi fissata nei lupi italiani secoli fa (come per i lupi di Alaska, Canada e Stati Uniti occidentali), ma anche più recentemente, per cui solo un esame genetico può dare un responso certo e indicare se un lupo nero sia ancora da considerarsi ibrido o ormai completamente puro.

In verità una risposta su quali animali vanno considerati ibridi la dovrebbe dare il legislatore. Consideriamo ibridi solo quei lupi che all’analisi genetica non risultano puri? Oppure consideriamo ibridi anche quei lupi che presentano anomalie fenotipiche, indipendentemente dal risultato genetico? Ed in questo secondo caso, quali sono le anomalie da considerare?
Esiste un’appendice allegata al Piano di Gestione e Conservazione del lupo in Italia, ancora NON approvato, che definisce come individuare animali ibridi rispetto al loro fenotipo (aspetto). In particolare, alcuni caratteri (ad esempio le unghie bianche o il quinto dito – il cosiddetto sperone – sulle zampe posteriori, sono stati osservati solo in cani o ibridi, ma mai in lupi puri. Purtroppo senza un piano approvato, questo importante documento non è applicabile.  

 

Ma arriviamo alla domanda iniziale: è vero che gli ibridi sono più pericolosi dei lupi puri?

La percezione del termine ibrido, la strumentalizzazione, la pessima informazione sull’argomento porta a credere e/o a far dire a moltissime persone che gli ibridi cane x lupo sono più pericolosi, hanno meno paura delle persone, si avvicinano di più alle case rispetto ai lupi puri, proprio perché ibridi.

Stiamo parlando di animali nati e cresciuti in natura per i quali ad oggi studi, ricerche ed osservazioni NON evidenziano alcuna differenza comportamentale rispetto ai lupi puri.
Il lupo è un animale culturale: le caratteristiche comportamentali dei cuccioli sono apprese ed acquisite grazie agli insegnamenti ed esempi dati dagli adulti.
Anche la diffidenza e la paura nei confronti dell’uomo, così come le strategie di caccia, la preferenza delle specie preda, il riconoscimento di possibili pericoli, i percorsi e luoghi sicuri in cui muoversi e riposare sono aspetti in gran parte appresi per trasmissione culturale. L’eventuale presenza di lupi a ridosso dei paesi, se dettata da motivi naturali (es. presenza di specie preda) non è di per sé un comportamento atipico.
E’ invece l’abituazione all’uomo che può far diminuire nei lupi, puri o ibridi che siano, la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo: comportamento conseguente ad alcune pratiche umane (ad esempio la non corretta gestione di scarti di macellazione o di allevamento) che hanno come effetto quello di attirare con risorse alimentari gli animali in contesti antropizzati.
Il fenomeno dell’ibridazione lupo x cane è da tenere sotto attenta osservazione proprio per la portata evolutiva che potrebbe avere a discapito del lupo; per questo anche la nostra associazione ritiene necessario arginare il fenomeno agendo principalmente e urgentemente su tre fronti:

 

  • Intervenire sulla gestione dei cani, l’origine del problema.
    Se i cani saranno gestiti correttamente, gli incontri col lupo saranno di molto ridotti;
  • Intervenire sui lupi ibridi: catturare, sterilizzare e rilasciare in natura individui ibridi è un intervento non cruento che non impatta sulle strutture dei branchi esistenti e che favorisce il fenomeno della diluizione dei geni canini;
  • Arginare il bracconaggio: altissimo sulla specie, che, causando la disgregazione dei nuclei familiari, favorisce indirettamente il fenomeno.

Ma per poter agire concretamente serve una decisione politica chiara e basata su dati scientifici, che responsabilmente approvi finalmente il Piano di Gestione e Conservazione del lupo in Italia, redatto dai migliori scienziati e tecnici, che propone interventi ed azioni mirate e puntuali anche per la gestione degli ibridi. Purtroppo il Piano continua a rimanere chiuso in qualche cassetto e viene ciclicamente strumentalizzato dalla stessa politica, immobile nelle sue non decisioni, a scapito di cani, uomini e lupi.

 

Approfondimenti 

Progetti specifici su ibridazione
http://www.lifemircolupo.it/
http://www.ibriwolf.it/ 

Melanismo
http://italianwildwolf.com/2011/03/25/neri-come-la-notte/

Studi e ricerche su ibridazione lupo x cane:
https://academic.oup.com/mbe/article/34/9/2324/3855352
http://italianwildwolf.com/2017/07/28/siamo-sicuri-che-sono-proprio-ibridi/ 

Piano di gestione e conservazione del lupo marzo 2019:
https://www.iononhopauradellupo.it/il-testo-integrale-de-il-piano-di-conservazione-e-gestione-lupo-in-italia-marzo-2019-depositato-in-conferenza-stato-regioni/

Foto in copertina di Stefano Manfredini
Un ringraziamento speciale al Comitato Scientifico di Io non ho paura del lupo.

 

 

 

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